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Tutela giuridica del lavoratore autonomo


Rispetto al lavoratore autonomo degli anni 70, dunque, le caratteristiche dello stesso individuate dalla legislazione recente sono molto più vicine alla concezione di lavoratore subordinato. Tuttavia questa previsione non presenta risvolti ben chiari: la disciplina non consente di rispondere con certezza ad alcune delle domande principali legate alla tutela giuridica del lavoratore autonomo. Questo continua ad assicurarsi presso l’Inail in maniera autonoma e a sopportare le spese collegate allo svolgimento dell’incarico, però non è chiaro se egli goda delle tutele giuridiche legate al licenziamento illegittimo.
La giurisprudenza si è espressa solo in merito alla tutela giuridica dei rider (ciclofattorini). Tramite una sentenza discussa presso il tribunale di Torino nel 2018 è stato stabilito che la sospensione dell’account del rider non è equiparabile al licenziamento illegittimo, bensì alla mera sospensione temporanea dell’attività lavorativa.
L’articolo 2 del d.lgs. 81/2015 prevede una serie di eccezioni in cui non si applica la disciplina prevista dallo stesso decreto, bensì dall’articolo 409 del Codice di procedura penale. L’elenco di queste fattispecie è stato ampliato nel corso del tempo. Tra esse figurano le collaborazioni continuative tra call center e prestatori d’opera autonomi e tra associazioni sportive dilettantistiche e i relativi iscritti. In sostanza, l’articolo 2 può trovare applicazione in una ristretta cerchia di ipotesi.
Negli ultimi anni, il lavoro autonomo riconducibili all’art. 2222 c.c. ha subito una gravissima crisi. Il legislatore è recentemente intervenuto con una legge del 2017 (legge 22 maggio n. 81), nota anche come «Jobs act dei lavoratori autonomi». Essa ha introdotto nuove tutele a favore di tale categoria soprattutto per ciò che attiene il cosiddetto «equo compenso», non più affidato alle esigenze del mercato, bensì a criteri quantitativi minimi al di sotto dei quali il compenso non è considerato dignitoso. La legge 81/2017 si propone di proteggere i lavoratori autonomi dalle clausole vessatorie previste dall’articolo 33 del Codice del consumo.
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