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Tipologie di circostanze nei reati penali



Le circostanze che contornano un reato possono essere
- comuni o speciali
- a effetto comune o a effetto speciale
- aggravanti o attenuanti.
Esse si applicano secondo un criterio diverso a seconda che siano aggravanti o attenuanti. Il suddetto criterio è stato modificato nel 1990.
Per essere applicate, le circostanze aggravanti devono essere conosciute o conoscibile da parte dell’autore. Sono coperte dal principio di colpevolezza. Le circostanze attenuanti, invece, comportando una riduzione della pena, devono essere applicate oggettivamente, dunque anche se non sono conosciute.
Dopo la riforma del 1990 le circostanze aggravanti si applicano soggettivamente, cioè solo se conosciute o conoscibili; al contrario, le circostanze attenuanti si applicano oggettivamente, dunque in funzione del solo fatto che esistono.
La legge, dunque, ammette un trattamento differenziato anche in presenza del medesimo reato, sulla base delle circostanze sussistenti (che possono essere attenuanti e aggravanti). Il compito di valutare la gravità o la tenuità apportata dalla circostanza spetta al giudice, che funge da interprete della fattispecie. Egli, quindi, ha un rilevante ruolo poiché ha il potere di combinare la pena in base al modo in cui interpreta le circostanze che contornano il reato (circostanze attenuanti o aggravanti).