Ominide 14352 punti

Le tendenze demografiche

La disoccupazione è un fenomeno negativo per tutta la società, anche se colpisce di più alcuni strati della popolazione (giovani, donne, immigrati). Secondo alcuni, essa dipende soprattutto dalle tendenze demografiche di un paese e dai riflessi che queste hanno sulla struttura per età della popolazione e quindi sull'offerta di forza-lavoro. Secondo altri è causata soprattutto da fattori economici. In particolare, il rallentamento della crescita economica associato al progresso tecnologico determinerebbe un numero di posti di lavoro (domanda) inferiore alla consistenza della popolazione attiva (offerta).

È possibile allora attribuire, almeno in parte, la disoccupazione giovanile degli anni ottanta al baby-boom che si è verificato tra il 1955 e il 1965. Ancora oggi il tasso di disoccupazione giovanile (età compresa fra i 14 e i 29 anni) è di circa il 33% contro il 5% di quella che investe la popolazione oltre i trent'anni. I pochi bambini che nascono attualmente dovrebbero da adulti, ossia tra il 2005 e il 2020, avere meno problemi: l'indice di fecondità è o 1k:i in Italia il più basso fra tutti i paesi del mondo.
Oltre al calo della popolazione, si verifica anche il suo progressivo invecchiamento dovuto all'aumento della durata media della vita. Il costo di tutte le prestazioni (pensioni, assistenza sanitaria ecc.) relative alla popolazione anziana andrà quindi a gravare su una quota sempre più ristretta di popolazione attiva. Si profila il pericolo di uno scontro generazionale: da un lato i cittadini produttori di reddito, dall'altro gli anziani in pensione. Uno degli aspetti determinanti riguarda l'età pensionabile, ossia il momento in cui il lavoratore acquisisce il diritto a percepire la pensione di vecchiaia. In Italia l'età pensionabile era nel 1935 fissata a 65 anni. In seguito fu abbassata a 60 anni per gli uomini e a 55 per le donne. Ciò riguardava tutti i lavoratori dipendenti del settore privato, mentre per quelli del pubblico impiego erano previsti pensionamenti fortemente anticipati. Con la riforma approvata nel 1995 (legge n. 335 del 1995), la misura delle pensioni viene determinata in base alla quantità dei contributi versati da ogni singolo lavoratore nell'intera vita lavorativa, rivalutati e indicizzati annualmente (sistema contributivo). L'età pensionabile è flessibile (da 57 a 65 anni) senza distinzione tra uomini e donne, con un sistema che premia chi si ritira dal lavoro più tardi. È previsto un periodo di transizione verso il nuovo sistema, che porterà all'equiparazione di tutte le categorie di lavoratori e lavoratrici (dipendenti, autonomi, pubblici e privati).
Hai bisogno di aiuto in Diritto?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email