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Gli strumenti della politica economica


Per ottenere i risultati desiderati è necessario che le autorità pubbliche individuino gli strumenti della politica economica.
a. La politica monetaria e creditizia: le autorità monetarie decidono la quantità di moneta (e perciò di credito) da rendere disponibile nel sistema. In un momento di depressione e di forte disoccupazione, l'espansione della liquidità (disponibilità di moneta/credito) può invogliare le imprese a effettuare investimenti, con un conseguente impulso positivo sul livello del reddito. La restrizione della liquidità viene proposta, invece, nelle situazioni di inflazione da domanda; se si ritiene che i prezzi aumentano perché esiste troppa spesa/moneta, allora la sua diminuzione potrebbe rallentare l'inflazione. Questo avviene tramite una manovra sul tasso di interesse, che determina il costo del denaro per chi ne prende in prestito.
b. La politica di bilancio o fiscale: si tratta di agire sul bilancio dello Stato dal lato delle entrate (politica tributaria), oppure dal lato delle spese (politica della spesa pubblica). Se lo Stato aumenta la sua spesa, questo genera una domanda addizionale di beni e servizi. Se l'economia è in una fase di crisi, ciò stimola la produzione e incentiva gli investimenti. Un effetto simile si può ottenere con l'allentamento del prelievo fiscale. È importante anche individuare il tipo di spesa e/o di imposta per i diversi effetti che può avere sui comportamenti dei diversi soggetti.
c. La politica valutaria e commerciale: si tratta, da un lato, degli interventi delle autorità monetarie sul mercato dei cambi, attraverso l'acquisto e la vendita di valute, per regolare il valore internazionale della moneta e, attraverso questo, il livello delle importazioni e delle esportazioni; dall'altro, degli accordi tariffari e di scambio con altri paesi.
d. La politica di struttura: si tratta, da una parte, del controllo e sostegno degli investimenti (tramite forme di credito agevolato o incentivi fiscali), che vengono indirizzati verso determinate zone (per esempio aree depresse) o attività (per esempio ricerca scientifica); dall'altra parte lo Stato può cercare (attraverso la tassazione, la fissazione delle tariffe ecc.) di modificare la struttura dei consumi, espandendo per esempio quelli collettivi a scapito di quelli privati.
e. La politica dei redditi: è l'azione rivolta al controllo della distribuzione dei redditi (salari, profitti, rendite) che spontaneamente si forma sul mercato. Le parti sociali (sindacati e imprenditori) si accordano per programmare i futuri aumenti dei salari e dei prezzi, mentre lo stato garantisce il controllo delle tariffe. È uno strumento finalizzato a contenere l'inflazione da costi.
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