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Limitazioni della concorrenza



La legge italiana si avvale di numerosi strumenti al fine di limitare la concorrenza: monopoli legali, limitazioni negoziali e legali.
In particolare, la legge vieta pratiche concorrenziali quali intese restrittive, abuso di posizione dominante nel mercato, atti di concorrenza sleale.

I limiti legali sono definiti dall’art. 2595 del Codice civile: la concorrenza deve svolgersi in modo da non ledere gli interessi dell’economia nazionale e nei limiti stabiliti dalla legge.
Le limitazioni legali possono essere inderogabili (se tutelano interessi generali) o derogabili (se tutelano interessi privati; tutelano chi contratta con chi subisce la limitazione).

Vi sono poi le limitazioni convenzionali, individuate dall’art. 2596 c.c.: si tratta dei limiti contrattuali della concorrenza (ad esempio un patto, che deve essere provato per iscritto). Esso è valido se circoscritto a una determinata zona o attività e non può eccedere la durata di 5 anni.
Dunque, le limitazioni convenzionali possono essere certificate con forma scritta ad probationem, solo per un massimo di 5 anni e a patto che la limitazione sia circoscritta.
In questo modo il legislatore ha bilanciato la necessità di limitare la concorrenza con la libertà negoziale degli imprenditori.
Infine, un efficace strumento di limitazione della concorrenza è costituito dai cartelli: sono restrizioni reciproche, cioè l’impegno condiviso da parte di due imprenditori a non farsi concorrenza a vicenda.