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Lo stato di natura come gioco

Hobbes ha scritto che nello stato di natura non esiste la possibilità di compiere alcuna attività di carattere industriale: non esiste una società e non può essere svolta alcuna attività utile alla comunità. In tale condizione, le passioni che spingono l’uomo alla pace sono la paura della morte e il desiderio di quelle cose necessarie per condurre una vita confortevole
Hobbes concepisce lo stato di natura come una condizione di “guerra di tutti contro tutti”, perché ogni uomo è innanzitutto guidato da inclinazioni egoistiche. Ciò determina un inevitabile annientamento; tuttavia, temendo gli effetti di tale annientamento, l’uomo ricerca la pace, che però può essere ottenuta solo se tutti la cercano. Inoltre, anche se si dovesse riuscire a scongiurare la guerra, tutti gli uomini saprebbero che continuano comunque a persistere ottime ragioni per essere egoisti, sulla base delle quali ognuno potrebbe approfittare della pace per raggiungere un’utilità maggiore rispetto a quella altrui: se tutti agissero così si ritornerebbe inevitabilmente alla condizione pregressa di guerra. Nell’ambito dello stato di natura di Hobbes, dunque, è fondamentale stabilire quali sono le condizioni che rendono razionale per un egoista fare scelte a favore del bene comune.
Per inquadrare tali condizioni è necessario tener conto delle caratteristiche principali della teoria dei giochi: la simultaneità; la conoscenza completa da parte degli agenti; la nozione di strategia; il concetto di profilo di strategie; il calcolo dell’utilità mediante l’uso di numeri cardinali (1, 2, -1, 0), tenendo sempre conto dei valori assunti da ogni agente.
Lo stato di natura di Hobbes può essere analizzato attraverso un ipotetico «gioco». Nel gioco dello stato di natura esistono due diverse strategie, identiche per tutti i giocatori: la strategia guerra e la strategia pace.
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