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Societas omnium bonorum ed estinzione della società nel diritto classico



All’interno della societas omnium bonorum era prevista l’eventuale presenza di un tipo particolare di consociato: il socio d’opera, una peculiare figura che conferiva in società il proprio lavoro (opera. In relazione a questa specifica figura di socio fu introdotta una particolare forma di responsabilità: la culpa in concreto, che era parametrata sulla diligenza che si era soliti avere nei propri affari. Inoltre, sulla base della favola del leone di Fedro, una societas bonorum omnium non poteva mai configurarsi come «società leonina», espressione con cui si indicava una societas in cui vi fosse un socio che partecipasse solo alle perdite e mai agli utili. Il diritto romano, infine, non ammetteva all’interno della società la presenza di enti dotati di personalità giuridica: essa poteva essere istituita solo in capo a coloro che potevano rispondere direttamente al vincolo obbligatorio, dunque solo agli uomini, dotati di personalità fisica.
Esistevano tuttavia due società (societas vectigalium e societas publicanorum) istituite in capo ad enti dotati di personalità giuridica.
Nel momento in cui si costituiva la società, si attuava, sotto il profilo del sorgere della comproprietà, un vero e proprio istituto possessorio (transitus legalis), sulla base del quale i consoci vantavano la comproprietà sui beni confluenti nella società.

La società di tutto il guadagno, invece, istituiva la comproprietà in capo a tutti i proventi derivanti dallo svolgimento di un’attività economica; in essa, dunque, non rientravano i beni derivanti da lasciti ereditari o donazioni.
Nella società per un determinato affare (societas unius rei o negotiationis ), infine, confluivano beni o risorse al fine di raggiungere uno scopo. Essa poteva estinguersi nel caso in cui l’obiettivo prefissato fosse stato raggiunto o considerato impossibile da raggiungere. La società si estingueva per cause oggettive e soggettive: nel primo gruppo sono annoverati lo scadere del termine (nel caso in cui sia stato stabilito) o il raggiungimento dello scopo prestabilito; nel secondo gruppo va ricompreso il recesso unilaterale, in particolare, nella societas omnium bonorum si correva il rischio di recesso unilaterale doloso: esso si verificava nel caso in cui un socio recedeva dalla società al fine di non rendere comuni beni che egli stava per acquistare (ad esempio tramite un lascito ereditario).
Infine, la società si estingueva anche per la morte di un socio, fatto salvo il caso in cui vi fosse un patto di scioglimento; a seguito di capitis deminutio media e maxima; a causa di una bonorum venditia o di un bonorum publicatio dei beni di un socio in seguito all’esperimento dell’actio pro socio, azione di buona fede che un socio poteva esperire nei confronti degli altri soci a tutela delle obbligazioni reciprocamente assunte. La condanna derivante dall’esperimento di tale azione era molto severa perché il comportamento sanzionato era contraria ai principi di correttezza e buona fede che dovevano permeare i rapporti tra soci.
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