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Le situazioni giuridiche


Situazioni giuridiche elementari

Dovere e Obbligo: Funzione primaria della norma giuridica è quella di imporre ai suoi destinatari un determinato comportamento. Con ciò facciamo riferimento al dovere. La norma ci dice che una certa condotta è dovuta, che solo un comportamento come quello soddisfa la prescrizione mentre un comportamento diverso viola la norma. Si tratta di imporre un dovere formulato in modo positivo negativo. La situazione soggettiva della persona che è tenuta ad un certo comportamento si chiama obbligo e l'obbligo di non fare è un divieto.
Facoltà e Potere: in realtà le norme giuridiche però svolgono spesso una diversa funzione quella di stabilire quali comportamenti si possono tenere. L'espressione “può” viene distinto in due modi:

espressione “può” è usata per indicare che una certa condotta è lecita, cioè consentita. Dal momento che tutto ciò che non è vietato o obbligatorio è lecito quella particolare indicazione serve soprattutto nei casi in cui legislatore vuole indicare che solo una persona può. In questi casi una persona ha la facoltà di comportarsi nel modo indicato, per esempio il titolare di un diritto d'uso ha la facoltà di usare la cosa o ha la facoltà di godere. La facoltà è dunque la situazione del soggetto che può lecitamente compiere un atto.

in altri casi l'espressione “può” ha un significato diverso. Cosa significa, per esempio, dire che il proprietario può vendere la sua cosa? Significa che ha la facoltà di vendere la cosa, ma anche che se vende trasferisce la proprietà della cosa cioè produce l'effetto cui il suo è diretto. Questo è un potere che la legge li riconosce. Il potere è dunque la situazione del soggetto che può efficacemente compiere un atto cioè produrre conseguenze giuridiche. Un altro esempio “se Tizio vieta allora Caio deve astenersi” con questa frase il proprietario produce l'effetto di una qualificazione di comportamento che significa modificare la situazione giuridica della cosa.

Modello della proprietà ( art. 832, c.c.) “ diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo con l'osservanza dei limiti imposti dalla legge”. Tale modello si caratterizza per un’ area di libertà a favore del proprietario. C'è una zona protetta da interferenze altrui e poi l’auto-soddisfazione di realizzare i propri interessi. Quindi a favore della proprietaria abbiamo:
recinto di prescrizioni negative cioè un divieto verso gli altri.

potere di vietare e permettere
disponibilità di fatto interna ( con la mia cosa faccio quello che voglio) ma nei limiti legali del diritto ( disponibilità esterna).

Soggezione e onere

Dobbiamo distinguere due situazioni giuridiche dall’obbligo:

Onere: non sempre le norme giuridiche impongono un comportamento. In alcuni casi la regola si limita a stabilire che un certo risultato può essere ottenuto sono vecchi terra un certo comportamento: la situazione del soggetto si chiama allora non obbligo, ma onere. Per esempio l’art.2697 intitolato onere della prova dice che “ chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento”. Allora se io voglio far valere in giudizio il mio diritto alla restituzione della somma di denaro prestato devo provare che il prestito è avvenuto. L'onere non si deve confondere con l'onere testamentario o con l’onere imposto al donatario, si tratta in quel caso di obblighi veri e propri.

- Soggezione: indica la situazione di un soggetto che senza essere obbligato a un determinato comportamento subisce le conseguenze dell'esercizio di un potere altrui. Per esempio la posizione dei figli minorenni nel rapporto con i genitori. Da questo modello il concetto di soggezione viene esteso a casi in cui non c'è una subordinazione ad un'autorità o potestà altrui, ma il soggetto è comunque esposta alle conseguenze dell'esercizio di un potere altrui. Per esempio l’art.874 prevede il caso in cui proprietario abbia costruito sul confine, e attribuisce al vicino il potere di chiedere la comunione del muro. La posizione del primo proprietario, che subisce le conseguenze della richiesta, è di soggezione.


Diritto soggettivo

Un termine dominante nel linguaggio giuridico è la parola diritto. Possiamo dire che questa parola è impiegata per indicare la situazione giuridica di un soggetto alla quale una o più norme assicurano la possibilità di soddisfare un certo interesse economico o morale. Si parla perciò di diritto soggettivo. Ciononostante una definizione unitaria il diritto soggettivo è problematica. Possiamo però riscontrare degli aspetti comuni tra i vari diritti soggettivi:

attribuzione di un potere: come per esempio potere di pretendere un comportamento altrui o poter impedire altrui interferenze.
Scopo immediato o diretto di tutelare l'interesse del soggetto

Quindi una definizione accettabile di diritto soggettivo può essere la seguente: si parla di diritto soggettivo quando la legge attribuisce al soggetto un potere per la tutela primaria e diretta del proprio interesse.
Con diritto soggettivo intendiamo anche il potere dato al soggetto per realizzare un interesse altrui. Per esempio i genitori che hanno la tutela dei figli o il tutore di minori o persone con problemi mentali che sono incapaci. Ciò consegue che l'attività giuridica oggetto di potere è anche soggetto ad un dovere cioè curare l'interesse altrui nel caso in cui non lo facesse ci si trova di fronte ad un abuso di potere. Riferendoci al rapporto tra genitori e figli possiamo dire che genitori nei confronti dei figli hanno poteri e doveri che comprendono anche aspetti di autorità, per esempio il genitore può prendere decisioni nell'interesse dei figli anche contro la loro volontà. Prima tutto ciò veniva definito con il termine potestà genitoriale (nel 1975 con la riforma famiglia) ora si parla di responsabilità genitoriale anche i figli hanno un campo d’ azione. Alcuni esempi possono essere art.315 “ tutti figli sono uguali” o l’art.147 che è uguale all’art.315 bis.

L’interesse legittimo nel diritto privato

Nel diritto pubblico si parla di interesse legittimo per indicare quelle situazioni in cui l’attribuzione di un potere ad un soggetto non avviene in vista di una protezione dell’ interesse del titolare garantisce, ma ne garantisce una protezione immediata, dipendente cioè dalla coincidenza dell'interesse particolare con quello generale.
Per esempio: una persona partecipa ad un concorso pubblico nel quale la commissione non prende in considerazione una sua risposta. C’è qui la coincidenza di due interessi, quello pubblico per lo svolgimento rigoroso e corretto dei concorsi e l’interesse del singolo che è stato privato del punteggio. L'ordinamento attribuisce al singolo interessato il potere di mettere in moto vari meccanismi di controllo sulle attività della commissione diretti a porre rimedio alla violazione della legge, ma considera questo potere d’ iniziativa come uno strumento per assicurare prima di tutto l'interesse generale alla legittimità e correttezza dell’amministrazione. Chi agisce per la tutela dell'interesse legittimo deve rivolgersi anziché al giudice ordinario agli organi della giurisdizione amministrativa.
Nell'ambito del diritto privato va ricordato però che la lesione di un interesse legittimo può dar luogo alla pretesa di risarcimento del denaro e in questo caso la pretesa si fa valere davanti a giudice ordinario.

Diritti assoluti e relativi

Nella categoria dei diritti soggettivi una distinzione utile è quella tra diritti assoluti e diritti relativi.

diritti assoluti: sono quelli che si possono far valere verso chiunque e gli altri soggetti hanno solamente l'obbligo di non turbare il diritto stesso, per esempio il diritto di proprietà. La categoria dei diritti assoluti comprende i diritti reali che hanno ad immediato oggetto una cosa, per esempio l’usufrutto, e i diritti della personalità che sono quei diritti che proteggono la persona, per esempio diritta la vita.

diritti relativi: sono quelli che si fanno valere solo nei confronti di determinati soggetti. Fanno parte dei diritti reali i diritti di credito in cui l'aspetto essenziale si può vedere nella pretesa di una prestazioni che si possa valutare dal punto di vista economico per esempio il diritto al pagamento di un debito in denaro. Ma anche diritti non patrimoniali hanno questa struttura, per esempio il diritto di ciascun coniuge alla collaborazione dell’altro. I diritti relativi si fanno valere all'interno di un rapporto tra particolari soggetti come per esempio marito e moglie.

Diritto potestativo

Vi sono casi in cui ad un soggetto è attribuito un potere a cui non corrisponde un obbligo, ma una soggezione, vale a dire che il titolare, esercitando suo potere, non fa valere una pretesa, ma determina direttamente una modificazione a proprio vantaggio nella situazione giuridica della controparte. Un esempio di diritto potestativo è il proprietario di un fondo che chiede la comunione del muro di confine (art.874). Quindi il titolare del diritto ha il potere di determinare un mutamento della situazione giuridica che l’altra parte subisce.

L’obbligazione

Ciò che distingue l'obbligazione è l'oggetto dell'obbligo imposto al debitore. Si parla di obbligazione quando soggetto è tenuto a una prestazione, cioè a un comportamento diretto soddisfare l’interesse di un altro soggetto, questa prestazione deve essere suscettibile di valutazione economica anche se l’interesse, che si tratta di soddisfare, non è di natura patrimoniale.
Il termine obbligazione serve ad indicare più ampiamente tutta la posizione del debitore la quale però comprende anche poteri come per esempio il potere da parte del debitore di rifiutare la remissione del debito. All'interno del codice civile il termine obbligazione è usato per indicare l'intero rapporto tra debitore e creditore.

La titolarità

Con il termine titolarità intendiamo la relazione di appartenenza che si instaura tra un soggetto, detto titolare, e una situazione giuridica soggettiva. Indica che le situazioni giuridiche stanno in capo a qualcuno. Quindi il titolo è anche la fonte dei fatti e atti giuridici che danno luogo all'acquisto di situazioni giuridiche. Le modalità di acquisto del titolo e quindi di una situazione giuridica sono:

a titolo originario: il titolo si costituisce senza dipendere dalla posizione di un eventuale precedente proprietario ( art. 932 o art.1153 come esempio).

a titolo derivativo: il titolo trova la sua fonte nel titolo di un precedente titolare quindi deriva e dipende da questo ( per esempio art.1470 o le successioni a causa di morte). Nel titolo derivativo si distinguono le due parti del rapporto giuridico:
. Dante causa ( per esempio chi vende)
. Avente causa ( per esempio chi acquista)
I principi dell'acquisto a titolo derivativo sono che nessuno può trasferire ad altri più di quello che ha, quindi se il diritto del dante causa è limitato lo sarà allo stesso modo per l'avente causa ( per esempio se la mia proprietà pignorata lo sarà anche per il nuovo acquirente). Poi se viene meno il titolo del dante causa viene meno anche il titolo della mente causa ( per esempio se il contratto di compravendita viene annullato a causa di una manipolazione della decisione l'acquisto del bene da parte di altri viene annullato).
Il titolo derivativo può essere acquistato in modo:
. traslativo: il titolare del diritto trasferisce la stessa posizione di cui è titolare, per esempio
vendita di un appartamento.
. costitutivo: il titolare trasferisce solo una parte dei poteri che ha, per esempio costituiscono un diritto di usufrutto che limita un diritto di proprietà.

Successione

Con il termine succedere intendiamo il subentrare di un soggetto ad un altro nella titolarità di una situazione giuridica soggettiva. Il rapporto giuridico non si interrompe ma cambiano i titolari. Abbiamo due tipi di successione:

a causa di morte.
successione tra vivi.

I modi per succedere sono a titolo:

universale ( come l’eredità o la fusione di società)
- particolare: ogni successione tra vivi e il “legato”, con questo termine facciamo riferimento ad attribuzioni di parti di eredità a singole persone. In questo caso l’erede, detto legatario, non risponde al titolo di debiti.

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