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Sequestro, deposito miserevole e deposito irregolare


Nel mondo romano esistevano tre forme atipiche di contratto:
1. Sequestro: esso riguarda l’oggetto di una controversia giudiziaria. Questa res viene affidata in deposito ad una delle parti tra cui la controversia ha luogo. Il depositario dovrà restituire il bene in caso di soccombenza del giudizio, non dovrà farlo nel caso in cui egli risulti vincitore della controversia. In tale contesto, il depositario è un possessore anomalo con difesa interdittale (sequestratario, precarista e creditore pignoratizio). Egli può difendere il proprio diritto mediante lo strumento dell’interdetto, strumento stragiudiziale attraverso cui egli fa valere il suo possesso. Si tratta di un provvedimento di urgenza concesso dal pretore in uno dei tre casi di possesso interdittale;
2. Deposito miserevole o necessario: esso si verifica quando un soggetto si ritrova, per via di una situazione particolare (pericolosa o tumultuosa), costretto a dare uno o più beni in deposito a un altro soggetto senza aver facoltà di scelta: in questo caso viene valutata in maniera più rigorosa la responsabilità del depositario. Secondo il canone dell’utilitas contraentium egli è tenuto ad essere responsabile per dolo; nel suddetto caso particolare egli è responsabile per il doppio del valore del bene: in capo al depositario sorge dunque una responsabilità più onerosa;
3. Deposito irregolare: esso è il precedente storico del deposito bancario ed ha, inoltre, forti correlazioni con il diritto greco. Nel deposito irregolare, il deponente consegna al depositario una somma di denaro: ciò potrebbe avvenire anche nel caso del deposito regolare, depositandolo però solo attraverso un saccum (borsa o zaino), di cui il depositario non può fare uso (egli commetterebbe un furtum usus). Nel deposito regolare, invece, il depositario diviene effettivo proprietario del denaro di cui è depositario, dunque può farne liberamente uso. Nel caso di deposito irregolare è prevista la possibilità di corrispondere gli interessi attraverso l’aggiunta di un patto che preveda la corresponsione degli interessi. Il suddetto patto viene aggiunto in continenti (al momento della conclusione del contratto). Tale patto, aggiunto al contratto di bona fides del deposito irregolare, incide sull’assetto negoziale relativo per cui il contratto è modellato dal suddetto patto aggiunto, che è tutelato dalla medesima azione del contratto (actio depositi). Ciò differenzia il deposito irregolare dal mutuo, il quale, al contrario, è tutelato sempre da eccezione (stipulatio usurarum) e mai da azione.
Mentre nel mutuo l’interesse principale è del mutuante, che ha bisogno di ricevere una somma di denaro, nel caso del deposito irregolare l’iniziativa è del deponente, che ha interesse ad ottenere la custodia del proprio denaro da parte del depositario.
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