La separazione dei poteri dello Stato

Tutti gli Stati dell'antichità hanno attribuito alle strutture statali l'assetto che meglio rispondeva alle condizioni sociali, economiche e persino geografiche in cui si trovano. Tuttavia, si può affermare che nell'antichità e, dopo, nei lunghi secoli del medioevo e nei tempi moderni, l'idea di uno Stato che riconoscesse a tutti i suoi abitanti (sudditi o cittadini che fossero) pari dignità, uguali doveri e con rispettivi diritti indipendentemente della propria origine del proprio censo, ha tardato ad affermarsi. Ciò è dipeso essenzialmente da una mancanza di equilibrio nella ripartizione del potere e di riflesso, nella supremazia riconosciuta a un gruppo più o meno esteso di persone (ceti, classi sociali) nelle cui mani il potere stesso si è concentrato. È acquisizione del pensiero politico moderno (per quanto ancora lontano dall'essersi affermato in tutto il mondo) il concetto di euguaglianza tra tutti i cittadini (esistono ancora Stati assoluti) e quello correlato della partecipazione di tutti alla vita dello Stato, naturalmente mediante gli strumenti democratici a ciò deputati. È per questo che nelle moderne democrazie vi è una rigorosa separazione tra chi esercita il potere legislativo e quello esecutivo. Allo stesso modo il rispetto delle leggi scritte per garantire la convivenza civile di uno Stato è assicurato dalla magistratura che detiene il potere giudiziario. È quanto avviene anche in Italia grazie alla costituzione repubblicana, che attraverso vari articoli, individua le attribuzioni per l'esercizio del potere legislativo, del potere esecutivo e quello giudiziario.

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