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Sentenza costituzionale 16/1978



La sentenza costituzionale 16 del 1978 ha introdotto una serie di limiti al referendum abrogativo, i quali si aggiungono e accostano a quelli previsti dall’articolo 75 del testo costituzionale. I principali riguardano:
- le leggi a contenuto comunitariamente vincolato, ossia quelle per le quali la discrezionalità del legislatore è vincolata al rispetto del diritto dell’Unione europea (ad es.
la Corte ha ritenuto inammissibili richieste in materia di contratti di lavoro a tempo determinato e parziale, perché l’abrogazione delle norme interne avrebbe reso inadempiente lo Stato italiano rispetto all’obbligo di attuare alcune direttive comunitarie: sentt. 41 e 45/2000);
-gli atti legislativi ordinari aventi forza passiva rinforzata, ossia le fonti specializzate in ragione della loro particolare competenza, la cui adozione deve seguire procedimenti più complessi di quello ordinario (atti che, non potendo essere abrogati da fonti legislative ordinarie in virtù di una speciale copertura costituzionale, tanto meno possono essere caducati per via referendaria: ad es. le leggi modificative dei Patti Lateranensi, stante la copertura dell’art. 7 Cost.);
-le leggi collegate strettamente a quelle escluse dall’art. 75.2 Cost., le quali devono considerarsi parimenti ricomprese nel divieto (così, accanto alle leggi di autorizzazione alla ratifica, anche le leggi di esecuzione dei trattati internazionali: sentt. 27/1997 e 31/2000; accanto alle leggi di bilancio, anche le leggi finanziarie e le leggi collegate alla manovra finanziaria; sentt. 2/1994 e 6/2015);

- le leggi obbligatorie o necessarie, ossia quelle che devono necessariamente esistere nell’ordinamento perché direttamente previste dalla Costituzione (ad es. la stessa legge sulle modalità di attuazione del referendum cui rinvia l’art. 75.5 Cost.) ma che, a differenza delle leggi a contenuto costituzionalmente vincolato, lasciano libero il legislatore quanto alla relativa disciplina. Le due categorie, pur concettualmente distinte, tendono però a confondersi nella giurisprudenza in un’unica categoria di leggi collegate strettamente a disposizioni costituzionali (leggi che «non possono essere soppresse senza con ciò ledere principi costituzionali»: v. sentt. 17/1997, 42 e 49/2000, 45/2005).