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Ripercussioni della crisi economica sul governo italiano


La crisi economica scoppiata nel 2008 ha avuto diverse conseguenze sul governo italiano. Da essa sono scaturite le ricadute su tutti coloro, anche piccoli risparmiatori, che avessero comprato obbligazioni cosiddette subordinate di banche dichiarate poi insolventi: si pensi alla vicenda che ha suscitato in Italia grandi polemiche politiche (casi della Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, della Banca delle Marche, della Cassa di risparmio di Ferrara e della Cassa di risparmio della provincia di Chieti; nonché delle più grandi Veneto banca e Banca popolare di Vicenza, per le quali, così come per il Monte dei Paschi di Siena, un intervento pubblico, autorizzato dall’Ue, non è stato evitato).
Su questo terreno i paesi dell’Unione fanno fatica a raggiungere un accordo, con particolare riferimento all’istituzione di un sistema comune di assicurazione dei depositi bancari, divisi fra chi punta su misure di condivisione dei rischi e chi intende anteporvi misure volte a ridurli.
Alle difficoltà del sistema finanziario si è aggiunta, dal 2015, la crisi migratoria determinata dall’afflusso in numeri mai registrati prima dai paesi dell’Unione di persone in fuga dal loro paese per ragioni politiche (secondo l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, il 49% dalla Siria, il 21% dall’Afghanistan, l’8% dall’Iraq: un quarto del totale minori), ma anche per ragioni economiche (soprattutto da paesi dell’Africa sub-sahariana).

La vicenda, di dimensioni apparse presto epocali (un milione di rifugiati e migranti quasi tutti nel secondo semestre dell’anno), ha riattizzato gli egoismi nazionali in un’Unione già fiaccata, con poche eccezioni, da una prolungata recessione seguita da una ripresa lenta e non uniforme.
In base alle norme Ue sul sistema europeo comune di asilo (il regolamento di Dublino III del 2013), la responsabilità di registrare i richiedenti asilo e valutare la legittimità della richiesta di protezione internazionale è dello stato di primo ingresso nell’Unione; ove un richiedente riesca a evitare la registrazione e recarsi in un altro stato dell’Unione, questo ha il diritto di rispedirlo al primo. Un sistema siffatto ha finito con lo scaricare oneri difficilmente sostenibili su paesi come l’Italia e la Grecia, accusati a loro volta dagli altri stati di aver deliberatamente omesso molte registrazioni, di fatto agevolando i richiedenti asilo a raggiungere la loro destinazione preferita.
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