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Riforma costituzionale del 2012


La riforma costituzionale attuata nel 2012 ha determinato conseguenze rilevantissime sotto diversi profili, in particolare per quanto riguarda la legge di bilancio e le risorse economiche degli enti regionali e locali. Gli orientamenti giurisprudenziali (v. riassuntivamente sentt. 64 e 141/2016) hanno trovato conferma nella riforma della Costituzione approvata nel 2012: essa, oltre che sull’art. 81, è intervenuta sullo stesso art. 119 ponendo ulteriori vincoli all’autonomia finanziaria delle regioni e degli enti locali. Al primo comma si è specificato che l’autonomia finanziaria deve svolgersi «nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci» e che regioni ed enti locali «concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea»; al sesto comma si è aggiunto che il ricorso all’indebitamento per finanziare spese di investimento è possibile soltanto «con la contestuale definizione di piani di ammortamento e a condizione che per il complesso degli enti di ciascuna regione sia rispettato l’equilibrio di bilancio». È stato modificato anche l’art. 117: l’«armonizzazione dei bilanci pubblici», che prima era materia concorrente abbinata al coordinamento finanziario, è diventata materia di competenza esclusiva dello Stato. Inoltre, le regioni e gli enti locali, al pari di tutte le pubbliche amministrazioni, secondo la modifica all’art. 97 Cost., sono tenuti non solo ad assicurare l’«equilibrio dei bilanci», ma a farsi carico della «sostenibilità del debito pubblico». La l. 243/2012, approvata ex art. 81.6 Cost., ha dato attuazione alle nuove disposizioni costituzionali (artt. 9-12: v. sent. 88/2014).

Il coordinamento della finanza pubblica riguarda tanto le regioni ordinarie quanto quelle a statuto speciale. I principi fondamentali fissati dalla legislazione statale nell’esercizio di tale competenza si applicano anche alle regioni speciali in quanto «funzionali a prevenire disavanzi di bilancio» e «preservare l’equilibrio economico-finanziario del complesso delle amministrazioni pubbliche», nonché «a garantire l’unità economica della Repubblica», come richiesto dai principi costituzionali e dai vincoli europei (v. sentt. 154/2017 e 103/2018).

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