Concetti Chiave

  • Il Governo ha il potere di emanare regolamenti, subordinati alle leggi costituzionali e ordinarie, con un processo che coinvolge il Presidente della Repubblica e il Consiglio dei Ministri.
  • I regolamenti sono collocati al terzo posto nella gerarchia delle fonti e non possono essere in contrasto con le norme costituzionali e le leggi ordinarie.
  • I regolamenti possono essere classificati in tre categorie: di esecuzione, indipendenti e da organizzazione, quest'ultima ormai in disuso.
  • I regolamenti di esecuzione collegano norme specifiche a leggi precedenti, mentre i regolamenti indipendenti disciplinano casi non regolamentati da leggi esistenti.
  • I regolamenti sono considerati fonti secondarie del diritto e non possono trattare materie penali, mantenendo un carattere amministrativo.

Il potere regolamentare del governo

Il Governo ha, come attribuzione propria e ordinaria, il potere di emanare norme giuridiche che prendono il nome di “regolamenti”. Essi, in quanto emanazione di un potere amministrativo, sono subordinati alla gerarchia delle fonti, alle leggi costituzionali, alle leggi ordinarie e agli atti a esse equiparati come i decreti legislativi e i decreti legge. Il potere regolamentare del Governo trova il suo fondamento nell’art. 87 della Costituzione italiana; i regolamenti devono essere emanati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro di riferimento; tale proposta è preceduta dalla delibera del Consiglio dei Ministri e dal parere favorevole del Consiglio di Stato.

Limiti dei regolamenti

Tuttavia, l’esercizio della potestà regolamentare incontra tutta una serie di limiti, visto che i regolamenti, all’interno della gerarchia delle fonti si collocano al terzo posto. Un primo limite è costituito dalle norme costituzionali poiché una norma regolamentare non può trovarsi in contrasto con le norme costituzionali. Un altro limite è costituito dalle leggi ordinarie, dai decreti legge e dai decreti legislativi. Altri limiti derivano dai principi generali dell’ordinamento giuridico, poiché essi, pur essendo di contenuto generale, hanno forza di legge ordinaria.

Classificazione dei regolamenti

I regolamenti possono essere classificati in tre categorie:

  1. Regolamenti di esecuzione o attuativi. Essi hanno efficacia esterna e presuppongono una legge precedente alla quale si collegano e dettano le norme particolari relative alla sua esecuzione; la legge si limita a emanare norme generali; il regolamento disciplina nei dettagli le situazioni generali previste dalla stessa legge (D.P.R. n° 686/1957)
  2. Regolamenti indipendenti. Essi presuppongono una legge che nell’attribuire alla Pubblica Amministrazione la competenza in una determinata materia, non ha disciplinato i casi e i modi di esercizio, i quali sono disciplinati da norme regolamentari.
  3. Regolamenti da organizzazione. Essi sono caduti in disuso perché erano previsti dall’art.1 della Legge 100/1926 e riguardavano l’organizzazione e il funzionamento delle Amministrazioni dello Stato, l’ordinamento del personale a esse addetto e l’ordinamento degli Enti e istituti pubblici. Infatti, a seguito dell’entrata in vigore della Carta Costituzionale, i regolamenti di organizzazione non sono più ammissibili. Infatti, l’art.87 della Costituzione stabilisce che i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge.

Regolamenti di esecuzione e organizzazione

È anche possibile che alcuni regolamenti dettino norme integrative della disciplina di legge, ma in tal caso ci troviamo di fronte ai regolamenti di esecuzione. È anche possibile che altri regolamenti fissino norme particolari per il funzionamento degli Uffici. In tal caso siamo fuori dall’ipotesi dei regolamenti di organizzazione, in quanto i regolamenti, così detti “interni”, non costituiscono fonti del diritto.

Sintesi sulla natura dei regolamenti

In sintesi, si può dire che i regolamenti sono fonti secondarie del diritto, subordinati alla legge per quanto riguarda le materie da regolamentare (per esempio, non possono regolamentare profili penali) e la possibilità abrogativa. Sono atti legislativi, anche formalmente hanno un carattere amministrativo.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la base costituzionale del potere regolamentare del Governo?
  2. Il potere regolamentare del Governo si fonda sull'art. 87 della Costituzione italiana, che prevede che i regolamenti siano emanati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro competente, previa delibera del Consiglio dei Ministri e parere favorevole del Consiglio di Stato.

  3. Quali sono i principali limiti all'esercizio della potestà regolamentare?
  4. I regolamenti sono soggetti a limiti significativi, poiché non possono contrastare con le norme costituzionali, le leggi ordinarie, i decreti legge e i decreti legislativi, oltre a dover rispettare i principi generali dell'ordinamento giuridico.

  5. Come si classificano i regolamenti e quali sono le loro caratteristiche principali?
  6. I regolamenti si classificano in tre categorie: regolamenti di esecuzione o attuativi, regolamenti indipendenti e regolamenti da organizzazione. I primi collegano norme particolari a leggi generali, i secondi disciplinano casi non specificati da leggi, mentre i terzi sono ormai in disuso a seguito della Carta Costituzionale.

  7. Qual è la natura giuridica dei regolamenti e il loro rapporto con le leggi?
  8. I regolamenti sono considerati fonti secondarie del diritto, subordinati alle leggi riguardo alle materie da regolamentare e non possono disciplinare profili penali, mantenendo un carattere amministrativo pur essendo atti legislativi.

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