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Regime sanzionatorio del licenziamento prima del marzo 2012


Fino al 2012, l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori distingueva due forme di tutela nel caso in cui il licenziamento fosse considerato illegittimo dal giudice:
- la tutela reale, che comportava la reintegrazione del dipendente;
- la tutela obbligatoria, in base alla quale il datore di lavoro può scegliere liberamente se riassumere il proprio dipendente o pagare una penale di ridotto importo.

La legge Fornero ha modificato questo assetto, definendo «forte» la tutela reale, «debole» quella obbligatoria». La tutela forte si applica alle imprese con almeno 15 dipendenti a livello locale e a quelle con più di 60 impiegati su piano nazionale. La tutela debole, invece, è residuale: si applica in tutti gli altri casi (aziende con meno di 15 dipendenti).
La tutela debole si applica anche con riferimento ad associazioni che svolgono attività di natura politica, culturale, religiosa o di istruzione (organizzazioni di tendenza); qui, la reintegrazione non può aver luogo perché un lavoratore entrato in contrasto con la ragion d’essere dell’organizzazione non può esservi reinserito.

La legge Fornero ha limitato l’applicabilità della tutela ripristinatoria piena (tutela forte) alle ipotesi più gravi di licenziamento illegittimo: licenziamento discriminatorio, licenziamento in concomitanza con matrimonio e maternità, licenziamento nullo perché determinato da motivi illeciti e, infine, licenziamento inefficace sotto il profilo della forma. In questi casi il giudice dispone il ripristino giuridico del rapporto di lavoro.
Il compito di adibire il lavoratore reintegrato a nuove mansioni spetta però al datore di lavoro, che non può essere costretto a un’esecuzione forzata. Egli, ad esempio, può scegliere liberamente di lasciare il lavoratore inattivo, fermo restando l’obbligo della retribuzione, nella speranza di un ribaltamento della sentenza in appello. Questa prerogativa comporta comunque dei rischi per il datore: il dipendente, infatti, può richiedere il risarcimento dei danni patiti a causa della forzata inattività.
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