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Quote dell’8x1000



La legge italiana consente a ogni contribuente di destinare lo 0,8 percento del gettito IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche) alla Chiesa cattolica. Questa situazione è il frutto di un rapporto privilegiato esistente fra l’ordinamento italiano e quello confessionale, così come evidente dalla lettura dell’art.
7 della Costituzione.
Ogni cittadino italiano può scegliere di destinare lo 0,8% del suo gettito IRPEF alle confessioni religiose. Nel momento in cui effettua la scelta, inoltre, potrà decidere se destinare la quota a scopi religiosi gestiti dalle confessioni o a scopi umanitari perseguiti dallo stato.
La quota gestita dallo stato è utilizzata secondo criteri stabiliti ogni anno entro il 30 settembre dal Consiglio dei ministri: in ogni caso deve essere destinata a interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, ecc...

Le quote gestite dalle confessioni possono essere destinate a molteplici scopi: la Chiesa cattolica le utilizza per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero e interventi caritativi; le confessioni non cattoliche se ne servono per effettuare interventi sociali, sanitari, umanitari e assistenziali; la comunità ebraica, infine, utilizza la propria quota per tutelare le minoranze contro il razzismo e l’antisemitismo.
In tutti i casi, le quote sono così rilevanti che, negli ultimi anni, si parla con sempre maggiore insistenza della necessità di ridimensionare l’importo delle quote destinate agli enti ecclesiastici.
Questa necessità emerge soprattutto alla luce del fatto che l’8x1000 è solo uno dei tanti contributi pubblici destinati alle confessioni; sono previsti anche contributi a scuole di ispirazione religiosa, retribuzioni a insegnanti di religione e ministri di culto, contributi per gli edifici di culto, ecc.