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Principio di legalità


La legge è una fonte centrale all’interno del sistema gerarchico legislativo. La sua applicazione è regolamentata dal principio di legalità, in base al quale ogni manifestazione del pubblico potere deve trovare un fondamento in una legge vigente, cioè in una legge che sia stata pubblicata prima di un fatto commesso, esclusivamente in forza della quale sarà possibile prevedere sanzioni.
Ad esempio, l’articolo 97 afferma che i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Allo stesso modo, l’articolo 101 sancisce che i giudici sono soggetti soltanto alla legge. Ciò esprime chiaramente i fondamenti e le implicazioni del principio di legalità: sebbene rappresentino un potere indipendente dagli altri, i giudici devono sempre tener conto dei vincoli e della coerenza delle leggi rispetto alla carte costituzionale e al codice civile e penale e loro stessi rispondono direttamente alla legge (la manifestazione del loro potere è legalizzata tramite una legge vigente).
All’interno della costituzione non esiste un articolo che parli esplicitamente di «principio di legalità». Nonostante ciò, la lettura di alcuni articoli, in particolare il 97 e il 101, consente di desumere due aspetti essenziali del principio di legalità:
- principio di legalità in senso formale (attiene esclusivamente alle disposizioni, dunque alla mera formulazione testuale)
- principio di legalità in senso sostanziale (guarda in concreto cosa dice la legge).
Per molti anni, l’applicazione del principio di legalità non è stata contraddistinta dall’universalità: la mancanza di uniformità nell’applicazione di tale principio è scaturita dalla libertà interpretativa, la quale ha consentito di applicare indistintamente il principio di legalità secondo ciascuno dei suoi due aspetti fondamentali. Scegliendo l’uno o l’altro, però, si sposta di molto ciò che il potere dello stato può o può non fare.
I fautori del principio di legalità in senso formale sostengono che per soddisfarlo è sufficiente che la legge attribuisca il potere a un determinato organo, il quale potrà scegliere autonomamente le concrete modalità di applicazione del suddetto potere. Secondo altri, invece, in un ordinamento democratico ciò non è sufficiente: la legge non deve limitarsi ad attribuire il potere, bensì deve disciplinarne concretamente tempi, finalità e modalità di esercizio. Non basta dunque la mera attribuzione, è necessario anche stabilirne limiti e vincoli in concreto (principio di legalità in senso sostanziale). L’applicazione del principio di legalità all’interno della repubblica italiana è stata regolamentata dalla sentenza 115 del 2011, la quale è intervenuta in maniera molto innovativa, affermando che il principio di legalità deve essere garantito all’interno del nostro ordinamento non soltanto in senso formale, ma soprattutto in senso sostanziale. Questa sentenza, in particolare, disciplina il potere di ordinanza dei sindaci in materia di sicurezza urbana, attribuendo loro il potere di adottare provvedimenti di urgenza non solo in materia di comunità publica, traffico, ecc, ma anche in relazione alla sicurezza urbana. Tramite questa sentenza la corte ha stabilito che una legge non deve limitarsi a elargire poteri e imporre restrizioni, ma deve sempre disciplinarne le concrete modalità di applicazione.
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