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Principi costituzionali di solidarietà



I principi costituzionali di solidarietà (art. 2 Cost.) e uguaglianza (art. 3 Cost.) – attorno ai quali si deve strutturare in particolare il finanziamento fiscale del bilancio pubblico – costituiscono la fonte propulsiva dell’azione pubblica che mira appunto a correggere le principali diseguaglianze sociali ed economiche tra i cittadini.

Ma è comunque indubbio che il nostro ordinamento – per una precisa scelta politica fondamentale espressa nella Costituzione prima e nella partecipazione alla Comunità europea poi – non vuole garantire il godimento dei diritti “al di fuori” della dimensione del mercato o “contro” il mercato.
Ciò anche perché è proprio il mercato uno dei fattori fondamentali che alimenta il finanziamento fiscale dello Stato e la possibilità di erogare spese pubbliche.
D’altra parte, occorre anche tenere presente che non sono soltanto ragioni di equità a giustificare che i sistemi di finanza pubblica operino come mezzi per “socializzare” i costi dei diritti individuali (ripartendoli sull’intera collettività o su una sua parte, proprio mediante il bilancio pubblico).

Vi sono spesso anche ragioni di efficienza economica. L’esigenza di un intervento pubblico “al posto del” mercato non deriva soltanto dai fallimenti in cui il mercato può incorrere nell’offrire alcuni “beni pubblici” (fallimenti che si configurano, quando, ad esempio, l’offerta non riesce ad adeguarsi alla domanda ad un livello ottimale, e quindi una parte della domanda non potrebbe essere soddisfatta oppure chi offre quei beni non riuscirebbe ad essere remunerato a sufficienza per la propria attività economica).