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Primi economisti moderni



William Petty, molto noto per gli scritti di storia economica e di statistica sulle tecniche di censimento, si interessò di problemi economici e nel Trattato sulle tasse e sui contributi (1662) studiò le fonti delle entrate pubbliche e i principi della distribuzione del carico fiscale.
Fu considerato da Marx il fondatore dell’economia politica.

Dopo poco più di un secolo apparve La ricchezza delle Nazioni (1776) di Adam Smith, nato in Scozia nel 1723, che nel libro V della sua opera fece la prima trattazione «moderna» della finanza pubblica. Economista e filosofo sociale frequentò prima l’Università di Glasgow (1737-40) e poi il Balliol College di Oxford (1740-46). Dal 1751 fu professore di logica e poi di filosofia morale all’Università di Glasgow, dove restò fino al 1763; in seguito viaggiò in Francia e in Svizzera.
Al ritorno in Inghilterra, grazie a una pensione a vita, si dedicò dal 1767 a scrivere la sua opera fondamentale An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations (Ricerche sulla natura e le cause della ricchezza delle Nazioni), pubblicata a Londra nel 1776. In seguito, nominato commissario alle dogane per la Scozia, visse a Edimburgo dove morì nel 1790.
Questi economisti, in particolare Smith, hanno apportato radicali cambiamenti al mondo dell’economia e della finanza non solo a livello locale, bensì in tutte le principali nazioni europee.