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Diritto o potere di veto

Il veto, innanzi tutto, è un atto formale con cui si preclude l'esecuzione di una deliberazione amministrativa, legislativa o politica.
La sua origine la si fa risalire all'antica Roma, quando era riservato ai tribuni della plebe per bloccare provvedimenti emessi da altre autorità, compresi il Senato o altri tribuni, che potessero danneggiare i diritti della plebe da loro rappresentati (Ius intercessionis). Era posseduto solo dai tribuni, i quali erano ritenuti intoccabili per questo motivo. Fu tolto dal dittatore Silla nell'82 a.C,
egli favoriva la classe senatoria.
Sempre con il termine ius intercessionis si indicava il diritto di ciascun magistrato nelle magistrature paritarie come il consolato di impedire le decisioni del collega. In tal modo i magistrati dovevano sempre evitare uno scontro diretto e trovare, se necessario, formule conciliative.
Al giorno d'oggi il diritto di veto, nello stato Italiano viene posseduto dal Presidente della Repubblica, il quale può decidere di bloccare una legge, per motivi di contenuto (incostituzinale) o di imprecisioni (errori grammaticali varii), attraverso un messaggio motivato alle camere, le quali possono scegliere se inserire queste modifiche oppure no.
Il potere di veto viene posseduto dai cinque membri permanenti (Francia, USA, Russia (ex URSS), Cina e UK, i vincitori della seconda guerra mondiale)del consiglio di sicurezza dell'ONU, i quali se, anche solo uno di essi lo usa, bloccano una legge, l'entrata di un paese nell'ONU, o qualsiasi altra cosa definitivamente. Il potere di veto, quindi, è più potente del diritto.
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