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Il criterio di gerarchia e il criterio di competenza


L'ordinamento giuridico italiano é formato da un insieme molto ampio di fonti normative: gli esperti ritengono che, nel nostro Paese, il numero degli atti normativi ammonti a circa 200.000, tenendo conto di ben 20 differenti fonti di produzione. Per dare ordine a un tale complesso di norme di diversa natura, si fa ricorso ad alcuni criteri:

- il criterio di gerarchia;

- Il criterio di competenza.

Il criterio di gerarchia stabilisce un rapporto tra le fonti in senso verticale, le ordina seconda la loro importanza.
Questo significa che le norme contenute nella fonte inferiore, se sono in contrasto con quelle contenute nella fonte di grado superiore, saranno eliminate o non applicate. Per esempio, se la velocità massima consentita in autostrada, secondo quanto stabilisce il Codice della strada, é di 130 km/h, il sindaco di un Comune non potrà, con un proprio provvedimento, indicare una velocità massima di 140 km/h, perché la norma da lui prodotta sarebbe in contrasto con norme di grado superiore.

Il criterio di competenza crea un rapporto tra le fonti in senso orizzontale, stabilendo che ad alcune fonti sia attribuito il compito di regolare in via prioritaria una determinata materia o di produrre norme valide in un determinato territorio.
Il principio di competenza si applica, per esempio, nel caso delle norme che interessano le Regioni e in quelle emanate dall'Unione europea.

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