Video appunto: Nascita e sviluppo del potere esecutivo

Nascita e sviluppo del potere esecutivo



Sul continente europeo, dove i processi costituzionali scontavano un notevole ritardo rispetto al Regno Unito, i governi, stretti fra il parlamento che dettava loro le sue leggi e il monarca che ancora non si rendeva conto che le basi del suo potere si stavano implacabilmente erodendo (e dunque dislocandosi altrove), faticarono non poco ad affermarsi come effettivi organi di vertice dell’amministrazione pubblica e organi costituzionali autonomi (distinti dal re).
Questo, in particolare, fu il caso del Regno di Sardegna e dell’Italia unitaria.
Al governo fu difficile anche disporre delle basi giuridiche per esercitare le sue funzioni, e ciò valeva soprattutto per il presidente del Consiglio dei ministri. Il presidente del Consiglio non fu considerato altro che un primus inter pares, continuamente distratto, rispetto alle più alte funzioni di indirizzo politico, dall’esigenza di assicurare a sé e al suo governo le condizioni minime di sopravvivenza all’interno di assemblee frantumate in fazioni costruite sul notabilato e, tutt’al più, intorno a generiche e mutevoli piattaforme politiche.
Solo l’avvento dei partiti politici organizzati, uniti da un collante ideale e da un progetto di governo, avrebbe poi cambiato le cose.
Il fenomeno della relativa debolezza del governo, a fronte di compiti nuovi, non era però solo italiano. Dappertutto il secolo XX fu così caratterizzato da una tendenza al rafforzamento degli esecutivi. La Prima guerra mondiale (1914-1918) portò a una forte concentrazione di potere a vantaggio dei governi, esaltando le tendenze dirigistiche.