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Misure preventive ex articolo 16 della Costituzione


L’articolo 16 dichiara inviolabile il diritto alla libera circolazione. In casi specifici di necessità e urgenza, tuttavia, è possibile restringere tale libertà tramite l’attuazione di misure preventive presupposte e regolamentate dalla legge. Le misure preventive previste sono, ad esempio, la sorveglianza speciale, la sospensione del porto d’armi, l’impossibilità di frequentare luoghi stabiliti, ecc. Queste restrizioni, dunque, non incidono o violano in alcun caso la sfera della libertà fisica, ma si limitano a imporre un particolare regime di controllo.
Molti giuristi si sono chiesti se, limitando comunque l’ambito delle libertà personali, tali misure preventive non debbano essere lette alla luce dell’articolo 13. Nel dibattito dottrinale, però, la Corte si è rifiutata, a parte in un singolo caso, di annoverare le misure preventive tra quelle adottate alla luce dell’articolo 13, sostenendo che tra esse rientrano esclusivamente le limitazioni coercitive e fisiche della libertà. Tramite una sentenza del 1959, la Corte ha stabilito che le misure preventive possono essere lette alla luce dell’articolo 13 solo nel caso in cui la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza non imponga un obbligo al destinatario, ma esclusivamente una serie di controlli e divieti che, insieme considerati, sottopongano il soggetto ad una condizione di «minorità» tal da poter essere equiparata alla condizione di evidente minorità che caratterizza un soggetto in stato di detenzione.
In seguito, la Corte si è chiesta se ogni limitazione alla libertà fisica debba essere considerata uguale a tutte le altre oppure se bisogna considerare tali limitazioni sulla base delle conseguenze che esse implicano, dunque in base a criteri quantitativi. Si pensi, ad esempio, alla differenza che intercorre tra un soggetto che viene arrestato e un altro a cui, invece, viene chiesto di fornire le proprie impronte digitali tramite un rilievo dattilografico. La Corte ha definito «tenui» le conseguenze di quest’ultima categoria, decretando che, pertanto, la sua esecuzione non richiede l’autorizzazione di un giudice, a differenza del caso in cui un soggetto venga arrestato, trattandosi questa di una limitazione coercitiva e coattiva della libertà personale.
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