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Le migrazioni nella storia e il diritto di asilo


Nel corso della storia le migrazioni sono avvenute per diversi motivi: militari, economici, politici o religiosi. Alcuni popoli si sono messi in movimento alla ricerca di terre da conquistare, altri per fuggire dal proprio paese in cui non venivano riconosciuti i diritti fondamentali, altri ancora si sono mossi per trarre vantaggio da terre appena scoperte. Molti si sono messi alla ricerca di condizioni di vita migliori.
Nell’antichità, i movimenti più significativi sono stati quelli degli Indoeuropei e dei Semiti fra il 4000 e il 2000 a.C. Più tardi, fra il I ei l IV secolo d.C. fu la volta dei Germani, che spinti dagli Unni, occuparono la parte occidentale dell’Impero Romano, causando così la fine dell’Impero romano d’Occidente. Essi si fusero senza grossi problemi con le popolazioni preesistenti, dalla cultura più raffinata.
Nell’Età Moderna milioni di africani sono stati fatti schiavi e deportati in America per lavorare soprattutto nelle piantagioni La tratta degli schiavi durò dal XVI al XIX secolo e strappò dalle proprie terre di origine quasi 12 milioni di persone, i cui discendenti odierni formano in buona parte le comunità afro-americane degli Stati Uniti. Ma flussi migratori in vasta scala e per motivi economici sono avvenuti alla fine del XIX secolo e nella metà del XX. Gli Europei si sono diretti verso l’America, l’Africa del Sud o l’Australia; i Cinesi verso gli USA. L’Europa ha invece attirato popolazioni latino-americane. Un polo di attrazione hanno costituito anche i paesi del Golfo Persico produttori di petrolio.
A partire dall’ inizio del XIX secolo molti Italiani, provenienti soprattutto dal Friuli e dalle regioni meridionali sono emigrati sia negli USA che in America Latina (Brasile e Argentina): Nel secondo dopo guerra, intorno agli anni ’50 l’emigrazione ha ripreso e molti si sono trasferiti in altri paesi dell’Europa (Francia, Belgio, Germania, Paesi Bassi). La comunità di migranti più numerosa era quella che lavorava nelle miniere di carbone in Belgio e nella Francia dell’ Est. Verso gli anni ’80, a sua volta l’Italia è diventata da terra di emigrazione a terra d’immigrazione per migranti provenienti da paesi africani, in genere sud sahariani, dall’ Asia (Cina, Filippine e Bangladesh) o da paesi dell’Europa orientale (Romania, Albania, Polonia, Ucraina). L’integrazione di queste popolazioni è resa tutt’ora difficile dalla mancanza di conoscenza della lingua italiana e da tradizioni culturali molto diverse. Molto spesso anche la religione musulmana costituisce un ostacolo. La Costituzione italiana, all’ art. 10, conformandosi alle norme del diritto internazionali, prevede la concessione del diritto di asilo: lo straniero che fugge dal proprio paese in cui viene impedito l’esercizio delle fondamentali libertà democratiche (situazione frequente in caso di guerra) ha diritto ad essere accolto. La Costituzione prevede anche l’accoglienza del rifugiato politico, cioè di colui che, nel proprio paese, è oggetto di persecuzione per reati politici. In questo caso, la legge italiana non ammette l’estradizione, cioè la consegna nel paese di origine, cosa che invece è ammessa nel caso di reati comuni.
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