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Metodo didattico irneriano


Il giurista medievale Irnerio è stato definito «colui che per primo rischiarò la scienza del diritto». Un passo del giurista Odofredo, in particolare, testimonia che Irnerio si cimentò nello studio degli antichi manoscritti del diritto giustinianeo comprendendone sin da subito il grande valore, motivo per cui ne fece oggetto di studio presso l’università di Bologna.
Si ritiene che Irnerio, vissuto tra il XI e il XII secolo, abbia rivestito il ruolo di avvocato, causidico, giudice e insegnante; è stato inoltre ipotizzato che egli vantasse una discendenza germanica: ciò spiegherebbe la sua vicinanza all’imperatore Enrico V, di cui fu un fervente sostenitore.
Irnerio è stato descritto come un uomo di grande cultura formatosi nelle arti liberali del trivio (grammatica, dialettica e retorica). Come testimonia un passo del giurista Burcardo, la sua grande conoscenza delle materie umanistiche gli consentì di accostarsi allo studio dei manoscritti giustinianei e di realizzare, su richiesta di Matilde di Canossa, una raccolta ordinata e sistematica dei testi, giunti a Bologna separatamente e in modo disordinato.
La concretezza del fenomeno legato al rinnovamento giuridico medievale, cioè la rinascita della scienza giuridica avvenuta fra il XI e il XII secolo, si era fondata da un lato sulla progressiva ricomparsa del diritto romano giustinianeo, dall’altro sull’affermazione di figure professionali, fino a poco prima assenti, di magister della scienza giuridica, che basavano la propria formula didattica sull’oralità e sull’interpretazione.
I quattro allievi diretti di Irnerio, Iacopo, Ugo, Martino e Bulgaro, diedero vita a Bologna a scuole private che avviarono un autonomo insegnamento giuridico avente ad oggetto i testi della lex romana giustinianea.
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