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Materia penale


La materia penale costituisce un’eccezione nell’ambito dell’applicazione del criterio cronologico. La costituzione, infatti, afferma che la norma penale incriminatrice non può essere retroattiva. La pena disposta per un reato, dunque, può incriminare chi compie il reato esclusivamente a partire dal momento in cui tale norma è stata pubblicata.
L’articolo 2 (comma 1) del codice penale del 1930, afferma che nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato. Il secondo comma, invece, afferma che nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato. I due comma presentano quindi due casi opposti: il primo impone il divieto retroattivo (nessuno può essere punito per un reato che, nel momento in cui esso è stato commesso, non era perseguibile); il secondo comma, invece, sostiene che un soggetto non debba essere punito per un reato che la legge non considera più tale: impone dunque la retroattività relativamente a rapporti giuridici esauriti concernenti però pene ancora pendenti.
Espressione del medesimo tipo di attenzione è definita dal quarto comma, che stabilisce che, qualora non vi fosse una vera e propria abrogazione del reato, bensì esclusivamente una mitigazione della pena, il giudice deve applicare il trattamento più favorevole al reo.
La materia penale trova eccezioni in diversi contesti. Anche nel caso dell’applicazione del criterio analogico, ad esempio, essa non segue le regole delle altre materie: l’articolo 14 del codice, infatti, stabilisce che le leggi penali non si applicano oltre i casi da essa prevista. In questo caso, dunque, non si può utilizzare il criterio analogico.
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