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Maggioranza richiesta per l’elezione presidenziale



Sulla base di quanto stabilito dai costituenti, se la maggioranza nell’ambito delle elezioni presidenziali non è trovata nell’arco di qualche giorno, si procede a maggioranza assoluta. La necessità di una maggioranza comunque non ristretta va valutata in connessione con le singole funzioni attribuite al presidente e, soprattutto, con il suo ruolo di capo dello Stato e rappresentante dell’unità nazionale.

La durata della carica è 7 anni (art. 85.1 Cost.), uguale a quella fissata dalle leggi costituzionali francesi del 1875 per il presidente della Terza repubblica (uno dei riferimenti, insieme alla Costituzione francese del 1946, per gran parte dei nostri costituenti). È una durata notevolmente lunga (superata solo da quella dei giudici costituzionali, che è 9 anni: v. art. 135 Cost.).

Ciò lo svincola da legami politici immediati con l’organo che lo elegge: in nessun caso un presidente potrebbe essere rieletto dalle medesime assemblee parlamentari e da delegati dei medesimi consigli regionali.
Il presidente gode di un assegno personale e di una dotazione finanziaria, entrambi fissati per legge (art. 84.3 Cost.). La legge 1077/1948, oltre alla determinazione dell’assegno e della dotazione (rivalutati dalla l. 372/1985), ha istituito un apparato amministrativo autonomo che risponde direttamente al presidente, il segretariato generale della presidenza della Repubblica. Tale apparato consta di un segretario generale, che è posto a capo di una struttura organizzata in uffici (ai quali sono preposti i consiglieri del presidente: affari giuridici, affari diplomatici, affari militari ecc.) e servizi (cerimoniale, personale, tenute e giardini ecc.) nella quale lavorano 765 dipendenti (oltre agli addetti alla sicurezza, circa 800, compresi i corazzieri).