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Limiti al primato del diritto Ue


Gli unici limiti, o cosiddetti controlimiti, stabiliti dalla Corte costituzionale (sent. 232/1989), in linea con la giurisprudenza di altri paesi, sono quelli del rispetto dei principi supremi dell’ordinamento costituzionale e dei diritti inalienabili della persona (gli stessi che secondo la Corte costituiscono limiti alla revisione costituzionale.
Si tratta di una clausola giurisprudenziale di salvaguardia, il ricorso alla quale è ritenuto anche dalla Corte «sommamente improbabile»: ciò perché l’ordinamento dell’Unione proclama a più riprese principi e diritti in tutto analoghi se non coincidenti con quelli di cui essa esige il rispetto.
In una circostanza si è sfiorato il ricorso ai controlimiti, suscitando un ampio dibattito dottrinario: il caso Taricco, sollevato contro l’applicazione di una disposizione europea (l’art. 325 Tfue) nei giudizi per frode fiscale in danno degli interessi finanziari dell’Unione, così come interpretata dalla Corte di giustizia (sentenza del 8 settembre 2015 nella causa C-105/14). Questa, per dirla in breve, aveva preteso che i giudici italiani disapplicassero i termini di prescrizione previsti dalla legge nazionale, quindi allungandoli, per i reati di evasione dell’Iva ove considerati di particolare gravità. Da parte dei nostri tribunali si ribatteva che la norma imposta dal giudice europeo avrebbe comportato la violazione del principio di legalità in materia penale, qualificato dalla Corte costituzionale nell’ord. 24/2017 quale appunto «principio supremo dell’ordinamento, posto a presidio dei diritti inviolabili dell’individuo».

Quell’ordinanza rimetteva la questione attraverso il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia, la quale (sentenza del 5 dicembre 2017 nella causa C-42/17), di fatto recependo le argomentazioni del giudice costituzionale, si pronunciava fornendo un’interpretazione compatibile con la tutela dei diritti inalienabili. La Corte costituzionale ha così potuto dichiarare la non applicabilità della «regola Taricco» sulla base non solo della Costituzione ma dello stesso diritto dell’Unione, senza pertanto necessità di ricorrere ai controlimiti (sent. 115/2018).
In sostanza, in virtù dei controlimiti costituzionali il diritto comunitario prevale su quello nazionale eccetta l’ipotesi di violazione dei principi fondamentali posti a guardia dell’ordinamento italiano.
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