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Limiti al mutamento in peius delle mansioni


L’eccezionale facoltà di mutamento in peius delle mansioni sottostà a una serie di limiti:
- in primo luogo, l’assegnazione può avvenire soltanto a mansioni riconducibili al livello di inquadramento immediatamente inferiore nonché alla medesima categoria legale;
- in secondo luogo, il lavoratore non deve subire, oltre alla perdita professionale, una perdita economica.
Egli ha diritto alla conservazione del livello di inquadramento e del correlato stipendiamento, fatta eccezione per gli elementi retributivi tipici di particolari modalità di svolgimento della precedente mansione, che non ricorrono più in quelle nuove (ad es. il lavorare all’estero, l’essere in trasferta ecc.)
Infine, sia il mutamento orizzontale che quello in peius devono essere accompagnati dall’assolvimento dell’obbligo datoriale di impartire al lavoratore la necessaria formazione (art. 2103, terzo comma). L’eventuale inadempimento dell’obbligo formativo non determina comunque la nullità dell’atto di assegnazione delle nuove mansioni.
Esistono alcune ipotesi in cui il demansionamento viene imposto dai Contratti collettivi nazionali di lavoro come elemento sostitutivo al licenziamento per giustificato motivo oggettivo.
Se, ancora, il medico competente attesta l’inidoneità del lavoratore alla mansione specifica, questi deve essere adibito, ove possibile, a mansioni equivalenti, o, in alternativa, a mansioni inferiori.
L’obbligo di reinserire il lavoratore in altre mansioni, equivalenti o al limite inferiori, fatto salvo lo stipendiamento precedente, è altresì previsto per i lavoratori disabili la cui condizione si sia aggravata e per quelli divenuti tali in corso di rapporto.
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