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Limiti espliciti al referendum costituzionale


La richiesta di referendum trova dei limiti, definiti dal terzo comma dell’articolo 138, il quale stabilisce che «non si può tenere referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da almeno due terzi delle due camere. Il vero motivo storico e giuridico per cui fino al 2001 non si è mai tenuto un referendum costituzionale è che, fino ad allora, tutte le mozioni relative ad una revisione costituzionale sono state approvate da almeno due terzi della maggioranza.
Il referendum, dunque, si può tenere solo nel caso in cui la seconda lettura raggiunge la maggioranza più uno, mai nel caso in cui raggiunga i due terzi della maggioranza.
L’esito del referendum non è determinato dalla presenza del quorum strutturale. Ciò ha indotto molti giurisperiti a sostenere che il referendum non definisca decisioni democratiche. Esiste, però, un motivo concreto che legittima l’assenza del quorum strutturale nel corso di un referendum: esso non è previsto poiché il referendum si propone di tutelare l’opinione delle minoranze popolari e, allo stesso tempo, di non mettere in discussione le minoranze che hanno già votato in parlamento.
La procedura di revisione costituzionale presenta dei limiti. Come stabilito dall’ultimo articolo della costituzione, infatti, la forma repubblicana non può essere in nessun caso modificata, nemmeno attraverso le forme disciplinate dall’articolo 138.
Sebbene la forma repubblicana sia l’unico limite esplicito posto alla revisione costituzionale, esistono altri limiti alla revisione, che però sono impliciti alla costituzione (vennero esplicitati chiaramente dalla legge 1146 del 1988).
Infine, è fondamentale comprendere la differenza tra leggi di revisione della costituzione e altre leggi costituzionali.
Una legge costituzionale non è un articolo o disposizione della costituzione, bensì una fonte del diritto a sé; la legge di revisione della costituzione ha la finalità di modificare un articolo contenuto nella costituzione; la legge costituzionale, invece, non mira alla modifica della costituzione, bensì a disciplinare una determinata materia al di fuori del testo costituzionale, fornendole però la forza normativa tipica della carta costituzionale.
Dunque, una legge costituzionale disciplina una determinata materia fornendole solidità con forza costituzionale, senza però intaccare o revisionare la costituzione; la legge di revisione costituzionale, invece, si propone di apportare una modifica all’interno della costituzione.
Una legge costituzionale si differenzia nettamente da una legge ordinaria. Come definito dall’articolo 137, infatti, una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme e i termini di proponibilità di giudizi davanti alla corte; con una legge ordinaria, invece, sono stabilite altre norme necessarie al funzionamento della corte.
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