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Legge 604/1966



Il regime della libera recedibilità dal rapporto di lavoro venne limitato per la prima volta dalla legge 604 del 1966, che introdusse il principio della necessaria giustificazione del licenziamento, però rivolto solo ai datori di lavoro con più di 35 dipendenti.
L’articolo 8 aveva previsto una prima forma di tutela dal licenziamento illegittimo, definita «obbligatoria».
Il datore era tenuto a riassumere il lavoratore ingiustamente licenziato entro tre giorni L’uso del verbo «riassumere» presupponeva che l’invito a riprendere servizio costituisse un nuovo rapporto di lavoro; il vecchio veniva considerato estinto.
In alternativa, il datore poteva eludere l’obbligo di riassunzione corrispondendo al dipendente un’indennità risarcitoria compresa fra 2,5 e 6 mensilità della retribuzione. Anche se significativa, questa prima forma di tutela doveva essere migliorata: il lavoratore ingiustamente licenziato, infatti, era posto in uno stato di soccombenza; poteva perdere il proprio lavoro senza essere nemmeno risarcito in modo adeguato.
Da quest’esigenza scaturì l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che introdusse la cosiddetta «tutela reale». Essa prevedeva il reintegro del lavoratore: a differenza della riassunzione, ciò implicava la continuazione del vecchio rapporto di lavoro; era come se il dipendente non fosse stato licenziato.
Oltre alla reintegrazione, la tutela reale permetteva al lavoratore di ottenere un’indennità risarcitoria. L’ammontare doveva essere rapportato alle mensilità perse durante il periodo di estromissione illegittima, e comunque mai meno di cinque.
L’articolo 18, inoltre, abbassava la soglia di applicabilità della tutela alle imprese con più di 15 dipendenti, non 35.