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Incostituzionalità per norma interposta


L’annullamento di un atto normativo presuppone la violazione di una norma di grado superiore (in applicazione del criterio gerarchico) o l’invasione di una sfera riservata ad altra fonte (in applicazione del criterio di competenza), ma esso può anche riguardare norme di pari grado gerarchico. È il caso, ad esempio, di un decreto delegato che contenga disposizioni in violazione della legge delegante.
Si parla di incostituzionalità per norma interposta: l’incostituzionalità è conseguente al contrasto non già con una norma costituzionale, ma con un’altra norma cui la Costituzione fa espresso rinvio (interposta appunto fra la Costituzione e la norma la cui legittimità è messa in questione).
Un’altra categoria che non si inquadra facilmente negli schemi classici è la non applicazione del diritto interno in caso di contrasto con norme dell’Unione europea direttamente applicabili. Essa non incide infatti sulla validità delle norme interne.
Si usa anche l’espressione disapplicazione, che presuppone tuttavia un vizio dell’atto, come nel caso di un regolamento governativo in contrasto con una norma di legge che può essere disapplicato dal giudice ordinario.

L’applicazione del diritto, che comporta la risoluzione di eventuali antinomie, presuppone un’attività interpretativa, intesa come quella attività che, partendo dal testo degli atti normativi, mira alla ricostruzione del loro significato. I criteri che regolano l’interpretazione del diritto, non disponendo la Costituzione nulla al riguardo, sono quelli indicati dall’art. 12 delle preleggi e quelli elaborati in dottrina o dalla giurisprudenza. In particolare, si parla di:
- interpretazione letterale o testuale, ossia secondo il senso «fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse»;
- interpretazione teleologica, ossia secondo il fine o l’intenzione del legislatore, nel doppio significato di a) scopo soggettivo perseguito dal legislatore al tempo in cui ha posto una determinata disciplina e b) scopo oggettivo ricavato dal tenore dell’atto normativo;
- interpretazione logico-sistematica, ossia secondo la connessione fra le diverse disposizioni all’interno dell’atto normativo considerato, collocate nel contesto dell’ordinamento complessivo.
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