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Impatto di norme sovranazionali sull’ordinamento giuridico italiano


Le fonti consuetudinarie e pattizie non sono le uniche ad aver un impatto sul nostro ordinamento giuridico. Anche le norme dell’Unione Europea, infatti, esercitano su di esso un impatto rilevante.
La rilevanza di questo impatto è stata definita tramite tre tappe principali susseguitesi nel corso della storia giurisprudenziale italiana:
- la prima è rappresentata dalla sentenza 14 del 1964: definita sentenza Enel, la quale analizza la compatibilità dei principi interni con i trattati dell’UE. Tramite questa sentenza, la corte è stata chiamata a valutare se la legge interna che ha istituito l’Enel fosse compatibile con il trattato internazionale che regolamentava la distribuzione dell’energia a livello europeo. Allora non esisteva ancora il primo comma dell’articolo 117 del 2001: la corte, pertanto, ragionò sulla base del criterio cronologico e, quindi, si limitò a circoscrivere l’efficacia della legge di esecuzione tramite la successiva legge ordinaria;
- la seconda tappa è rappresentata dalla sentenza 183 del 1973: la corte non utilizza più il criterio cronologico; essa, invece, parte dal presupposto secondo cui la comunità economica europea è un’organizzazione internazionale che, dal punto di vista del suo fondamento costituzionale, i giudici hanno il dovere di studiare sulla base dell’articolo 11, che pone dei limiti alla sovranità nazionale. Tramite questa sentenza, per la prima volta, la costituzione si chiede cosa succeda nel caso in cui un regolamento europeo contrasti la legge nazionale. Sulla base di quanto stabilito dall’articolo 11, ovviamente prevale la norma prodotta dall’UE. La sentenza 183, quindi, stabilisce la prevalenza del diritto comunitario sul diritto nazionale. La corte ha deliberato che la legge ordinaria in contrasto con il regolamento comunitario è dichiarata incostituzionale poiché è in contrasto diretto con l’articolo 11 della costituzione italiana. Proprio come nel caso della legge di esecuzione di un trattato internazionale, quindi, si adotta il criterio della fonte interposta. Il ragionamento appena analizzato trova un ulteriore svolgimento nella sentenza 232 del 1975, la quale analizza il caso in cui una fonte dell’UE contrasti uno dei principi fondamentali della costituzione italiana. La corte afferma che, qualora si verificasse un simile contesto, il problema dovrebbe essere risolto a monte, dichiarando illegittima la legge di esecuzione del trattato internazionale che include il regolamento dell’UE (la corte, dunque, può contrapporre al regolamento i cosiddetti contro-limiti);
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