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Identificazione del cittadino nello Stato


Lo Stato si configura come il il realizzarsi dell’opera millenaria della ragione, dell’«Idea», «l’ingresso di Dio nel mondo». È il popolo sono gli individui che ricevono identità dallo stato, non viceversa. Senza lo stato l’individuo non ha identità e il popolo è solo moltitudine informe. Per il cittadino non si tratta perciò di difendersi dallo stato, ma di identificarsi con esso. È lo stato che viene prima (e anzi assorbe) l’individuo: l’opposto, come si vede, della filosofia su cui si fonda il costituzionalismo classico.

Non sorprende che da Hegel abbia preso le mosse, grazie a Giovanni Gentile, la destra hegeliana. Come scrisse Benito Mussolini nella voce «fascismo» dell’Enciclopedia italiana Treccani: «lo stato è un assoluto, davanti al quale individui e gruppi sono il relativo... tutto nello stato, nulla fuori o contro lo stato». Questa formula riassume icasticamente cosa si intende per dottrine statolatre (che nutrono una fede cieca e assoluta nello stato). Quando a uno stato così concepito si attribuisce una missione derivante da valori a loro volta pensati come assoluti (la nazione, la razza, la classe), si può parlare di stato etico, quello teorizzato dalle dottrine della destra fascista, nazista e falangista: uno stato che tende a riconoscere un «capo» (un Duce, un Führer, un Caudillo); che ammette solo un partito unico (perché unico è il sistema di valori che persegue e considera legittimo perseguire); che si basa su precise gerarchie – vale a dire su persone e oligarchie gerarchicamente ordinate, in grado di interpretare l’Idea – e su una conseguente ricomposizione organicistica della società, in cui ciascuno occupa un posto particolare ed è inserito in strutture di tipo corporativo che assorbono, negandoli alla radice, i conflitti sociali (di qui, per esempio, la trasformazione nel 1939 della Camera dei deputati italiana in Camera dei fasci e delle corporazioni).

Ma da Hegel prese le mosse anche la sinistra hegeliana che, attraverso Feuerbach, Engels e Marx, utilizzò la sua visione antropologica partendo dai rapporti economici (materialismo). Karl Marx (1818-1883), in particolare, capovolse il rapporto fra stato e società costruito da Hegel. Per Marx, il principale fattore di civilizzazione non era lo stato ma la società civile. Egli negava valore all’individuo al di fuori dei rapporti sociali e, soprattutto, al di fuori della sua collocazione di classe, perché la storia dell’uomo altro non sarebbe che storia delle lotte fra classi sociali. Per questo Marx rifiutava anche la logica della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789. Secondo la concezione marxista, lo stato era solo uno strumento, una «macchina», attraverso cui una classe (quella che nella società aveva vinto) esercitava il proprio dominio sulle altre classi. Secondo la versione teorizzata dal rivoluzionario russo bolscevico Lenin, compito del proletariato sarebbe stata la conquista dello stato al fine di instaurare la propria «dittatura» di classe. La dittatura del proletariato avrebbe dovuto consentire di superare gli antagonismi di classe e, ponendo le condizioni per il massimo sviluppo delle libertà e delle forze produttive, avrebbe addirittura portato alla progressiva «estinzione dello stato».
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