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Giusta causa soggettiva e oggettiva



In passato il diritto non tutelava adeguatamente i lavoratori, che potevano essere licenziati in base a un mero capriccio del proprio datore. Con il passare del tempo, però, la situazione giuridica dei lavoratori è stata maggiormente tutelata: oggi il licenziamento è legittimo solo se motivato da una giusta causa o da un giustificato motivo.

Esempi di giusta causa sono i furti in azienda, una gravissima insubordinazione o la condotta violenta contro un superiore o un collega.
In poche parole, quindi, si definisce «giusta causa» un giustificato motivo soggettivo particolarmente grave. Anche in questo caso, gli atti e i fatti riconducibili alla giusta causa sono determinati dai CCNL, i quali tuttavia demandano al giudice il compito di valutare la colpevolezza soggettiva del lavoratore, ossia l’intensità del dolo o della colpa.
La giurisprudenza ha ricondotto al concetto di giusta causa anche comportamenti molto gravi e riprovevoli che, pur non costituendo un inadempimento contrattuale, implicano una lesione irreparabile del rapporto fiduciario tra datore di lavoro e dipendente: questa fattispecie è stata definita da alcuni giuristi «giusta causa oggettiva».

Si tratta di comportamenti relativi alla vita privata del lavoratore, come la commissione di gravi reati, specialmente nell'ambito di alcune attività che richiedono un elevato grado di affidabilità personale )ad esempio quella bancaria).
La legge, inoltre, ha previsto alcune ipotesi particolarmente gravi nelle quali ai lavoratori pubblici deve essere irrogato il licenziamento disciplinare senza preavviso: falsa attestazione della presenza in servizio; produzione di certificato medico in autentico; assenza ingiustificata dal lavoro per più di tre giorni in 2 anni o per più di sette negli ultimi 10 anni; reiterazione di comportamenti aggressivi e minacciosi; condanna penale con conseguente interdizione perenne dai pubblici uffici.
In sostanza, la legge riconduce alla giusta causa ragioni soggettive legate direttamente alla fiducia lavorativa (giusta causa soggettiva) o alla vita privata e personale del lavoratore (giusta causa oggettiva).