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Giurisprudenza consulente in età rinascimentale


Fra Cinquecento e Seicento si assistette a una vera e propria ibridazione del sapere giuridico: la filologia e l’applicazione del mos gallicus iura docendi favorirono la commistione delle discipline giuridiche. Ciò determinò il sorgere di una dottrina antigiurisprudenziale, volta a denigrare mediante la satira giuristi e avvocati.

Durante l’età moderna, però, si assistette alla giurisprudenzializzazione della scientia iuris, consolidata attraverso consilia (responsi) e decisiones (sentenze) che insieme costituivano la giurisprudenza consulente e quella giudicante. I Consilia del giurista dovevano testimoniare la corretta ricostruzione giuridica della fattispecie. Il responso giuridico aveva due forme: consilium sapientis iudiciale, diffuso durante l’età medievale, e il consilium sapientis pro veritate, dispensato dal giurista su richiesta di una delle parti in giudizio. In teoria il consilium pro veritate doveva essere imparziale, ma la lauta ricompensa che il giurista riceveva per la sua redazione ha spesso sollevato dubbi sull’oggettività dei responsi. Il consiliatore assumeva le vesti del giudice e proponeva una soluzione della controversia basandosi su tre elementi: la legge; la ratio e la comune opinione (communis opinio) dei giuristi autorevoli (ab auctoritate). Secondo Alciato, il fondamento dei consilia non doveva essere l’auctoritas, bensì la razionalità. Per raggiungere questo obiettivo, i giuristi dovevano redigere i consilia mediante la discrezionale applicazione di tre metodi: il metodo della brevitas, secondo cui il giurista doveva limitarsi ad attenersi alla ratio legis; quello della quantità, basato sulla facoltà di sistematizzare le opinioni altrui; e il metodo della subtilitas, fondato sulla capacità di inventare un diritto nuovo (svincolato da ogni riferimento a opinioni autoritarie).
In generale, i consilia constavano di due sezioni: nella prima il giurista immaginava le argomentazioni che sarebbero state probabilmente sollevate dall’altra parte; nella seconda provvedeva a contestarle.
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