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Espromissione, accollo e delegazione di pagamento


Espromissione e accollo


L’espromissione e l’accollo sono istituti simili alla delegazione.
A differenza della delegazione, però, nell’espromissione l’iniziativa dell’operazione non è assunta dal delegante (qui espromesso), bensì dal delegato (espromittente): senza delegazione del primo, l’espromittente si obbliga spontaneamente nei confronti dell’espromissario (equivalente del delegatario) ad adempiere il debito dell’espromesso.
Come la delegazione, l’espromissione può essere privata o cumulativa, ma solo parzialmente astratta: la si può astrarre soltanto dal rapporto di provvista (preesistente fra espromesso ed espromittente), non dal rapporto di valuta (intercorrente tra espromesso ed espromissario). L’espromittente può sempre rifiutarsi di pagare eccependo (adducendo/obiettando) la mancanza del rapporto di valuta (art. 1272).
Nell’accollo, invece, l’accollante si obbliga ad assumere il debito dell’accollato verso l’accollatario: proprio come la delegazione esso può essere privato o cumulativo, causale o astratto, ma in ogni caso l’accollante può sempre opporre all’accollatario le eccezioni basate sul contratto di accollo.

Delegazione di pagamento


Diversamente da quanto accade nella delegazione di debito, in questo caso il delegato non è tenuto ad accettare l’incarico (art. 1269).
Anch’essa può essere causale o astratta e da questo punto di vista risponde alle medesime norme applicate per la delegazione di debito. Un’applicazione pratica di questa forma di delegazione è costituita dal mandato di pagamento: un ente, ad esempio, che ha un deposito presso una banca (ed è, perciò, creditore di questa per la restituzione della somma depositata), dà «mandato» alla banca (tecnicamente, delega questa) di pagare a un proprio creditore (ai dipendenti, ai fornitori ecc.).
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