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Dominium directum e dominium utile


Alla fine del XII secolo, il glossatore bolognese Ugolini dei Presbiteri (anch'egli della prima metà del secolo) avrebbe definito un'ulteriore versione con l'obiettivo, decisamente eclatante, di inserirlo all'interno della compilazione giustinianea. Nascono così i Libri feudorum (o Usus Feudorum), la raccolta definitiva di norme feudali vigenti che fu posta all'interno dell'ultimo dei cinque Libri legales (Libri legali).
Grazie al valore che acquisì la teoria di Pillio da Medicina si favorì la prassi di acquistare beni a titolo feudale dietro la corresponsione di un canone (censo) al dominus. L’affermarsi della teoria del dominium diviso privò i rapporti feudali di ogni vincolo di natura militare e fu considerato un ostacolo allo sviluppo dei ceti imprenditoriali. In particolare, nel XVI secolo Charles Dumulin definì il signore utile l’autentico proprietario del bene e il signore diretto il mero titolare del diritto di signoria: tale concezione sminuì la posizione del dominus directum a favore del dominus utile, considerato il proprietario-imprenditore.
I diritti feudali vennero aboliti in seguito alla Rivoluzione francese del 1789: nel 1804, il codice napoleonico riunì le due concezioni di dominio utile e diretto nell’unico e più ampio concetto di proprietà, inteso come il diritto di godere (disponibilità materiale: dominium utile) e disporre (disponibilità giuridica: dominium directum, mera titolarità) di un bene in modo pieno e assoluto. La norma, recepita dalla maggior parte dei codici europei (art. 832 c.c.) contiene al suo interno la doppia natura del dominio feudale: il godere del dominium utile e il disporre del dominium directum, adesso riuniti in un diritto reale pieno ed esclusivo. Altri Paesi, come l’Austria, mantennero però integra la concezione del dominium diviso.
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