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DIVIETO DI ANALOGIA

L’analogia è quel procedimento interpretativo che, in mancanza di una espressa statuizione legislativa, deduce la disciplina di un caso non regolato dalla regola dettata per un caso simile (analogia legis) o dai principi generali del nostro ordinamento (analogia iuris). L’analogia, mezzo di integrazione dell’ordinamento giuridico positivo, è necessaria per colmare eventuali lacune del diritto positivo. Questo particolare procedimento di produzione normativa è però inammissibile in campo penalistico in modo da salvaguardare la “frammentarietà” e con essa l’ “incompletezza” del diritto penale (caratteristiche fondamentali di questa branca del diritto).
Il divieto dell’interpretazione analogica è previsto dall’art. 14 delle disposizioni sulla legge in generale che stabilisce che “le leggi penali e quelle che fanno eccezione a regole generali o ad altre leggi non si applicano oltre i casi e i tempi in esse considerati” (anche se poteva essere facilmente desumibile in applicazione del principio di legalità).
Il divieto di analogia concerna non solo le norme penali “incriminatrici” (quelle che prevedono la figura base del reato, gli elementi costitutivi, le relative sanzioni principali e accessorie, gli effetti della condanna ecc), ma anche quelle disposizioni che concorrono a definire i presupposti della punibilità.
La dottrina discute se il divieto di interpretazione analogica possa essere operante anche per quanto concerne la cosiddetta “analogia bonam partem” (ossia in relazione a norme che prevedono cause di non punibilità del fatto previsto come reato o ipotesi di attenuazione della pena). L’orientamento principale è schierato sull’ammissibilità dell’analogia bonam partem sostenendo che “le norme scriminanti (ossia quelle che tolgono illiceità al fatto penalmente sanzionato) non sono norme penali, bensì autonome norme non penali che hanno effetto sull’intero ordinamento giuridico. Ne segue che nn essendo norme penali ad esse non vada applicato il divieto di interpretazione analogica”  facciamo riferimento qui alla categorie delle “cause di esclusione della punibilità che si riferiscono al momento dell’antigiuridicità (le c.d. Cause di Giustificazione). Essendo queste riferite all’antigiuridicità che è un concetto che va inteso non solo circoscritto all’ambito penalistico bensì a tutto l’ordinamento nel suo insieme, a dette norme è possibile applicare l’interpretazione analogica.
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