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Disciplina degli appalti


L’appalto è uno schema contrattuale molto duttile: esso serve per esternalizzare o reinternalizzare la gestione della forza lavoro. L’articolo 29 della legge Biagi attribuisce al datore di lavoro la facoltà di cedere una parte dell’azienda (esternalizzazione) per poi riacquistare la disponibilità, ma non la proprietà, dello stesso ramo di azienda attraverso un ramo di appalto (internalizzazione).

L’articolo 29 prevede almeno tre blocchi normativi diversi: il primo contiene la disciplina dei rapporti di lavoro in materia di appalto. Il primo problema inerente la definizione di appalto attiene l’individuazione del concetto stesso di appalto genuino, dal quale si devono distinguere i cosiddetti «appalti fittizi», che si limitano a consentire al committente una quota di forza lavoro senza provvedere ad alcuna assunzione.
Il primo comma dell’articolo 29 definisce genuino lappalto in cui l’appaltatore dispone di un’organizzazione imprenditoriale di mezzi, previa dimostrazione da parte dell’appaltatore di essere l’effettivo datore di lavoro dei prestatori d’opera.
Alla luce della normativa attuale, qualora un appalto sia considerato fittizio, il compito di qualificare strumenti e indizi che permettano di giungere a quest’ipotesi spetta al giudice.
Il committente, a prescindere che si tratti di un imprenditore o di un datore di lavoro non imprenditore, è obbligato in solido: sorge dunque responsabilità solidale fra committente e appaltatore o eventuali subappaltatore. Della responsabilità solidale beneficiano sia i lavoratori subordinati sia i lavoratori autonomi (in particolare quelli parasubordinati).
La responsabilità solidale è stata estesa, tramite l’emissione di una sentenza della Corte costituzionale del 2017, anche ai contratti di subfornitura, i quali presentano uno schema giuridico molto simile a quello dei contratti di appalto.
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