Video appunto: Diritti della personalità - Vita, dignità e salute
A) Alla tutela del diritto alla vita alludono esplicitamente l’Art.2 della Costituzione tedesca, l’Art.2 Conv.eur. Dir. uomo e l’art.2 Carta dir. fond. U.E. (“Ogni individuo ha diritto alla vita”) . Manca, invece, un’analoga previsione nella nostra Costituzione, evidentemente ritenuta implicita nella clausola generale di tutela dei diritti inviolabili dell’uomo.

La tutela di tale diritto è affidata alla legislazione penale e anche in quella civile con il risarcimento del danno.
Il diritto alla vita appare dunque essenziale, non a caso, nel nostro ordinamento vi è l’assoluto divieto e la punizione dell’eutanasia (Art.17 codice deontologia medica del 2014 “il medico, anche su richiesta del malato, non deve effettuare né favorire trattamenti finalizzati a provocarne la morte”).
B) Un diritto strettamente connesso al diritto alla vita e che risulta, in sostanza, indistinguibile al diritto alla salute, è il diritto all’integrità fisica. Esso trova ampia tutela nella legislazione penale e, dal punto di vista civilistico, attraverso lo strumento del risarcimento del danno.
L’Art.5 cc vieta gli atti di disposizione del proprio corpo, quando lei si possa derivarne una diminuzione permanente dell’integrità fisica, ovvero quando siano contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume. Entro i limiti in cui risultano consentiti, gli atti di disposizione del proprio corpo devono avere sempre Alla loro base il consenso libero e consapevole del soggetto. Esempi tradizionali di tali atti che vengono consentiti sono: la cessione dei capelli o dello stesso sangue. In particolar modo, per quanto riguarda la cessione del sangue, è affermato il principio secondo il quale non è consentito trarne un vero e proprio profitto, essendone ammessa solo la donazione, in quanto espressione di solidarietà sociale.

C) Salute.
L’Art. 32 Cost: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in alcun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Come visto nell’Art. 32, “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”, il soggetto può liberamente decidere di non sottoporsi ai trattamenti sanitari se, e solo se, questi riguardino la propria persona. La decisione di astensione non può riguardare un’altra persona in condizioni di incapacità (come l’ipotesi dei genitori che, per commissioni religiose, intendono vietare interventi medici sui figli). Dove il soggetto versi in una condizione tale da non poter prestare il proprio consenso, la legittimazione dell’intervento viene fatta dipendere dall’esistenza di uno stato di necessità. Il consenso è dato, in caso di incapacità del soggetto, dal suo rappresentante legale (genitore, tutore eccetera). Il diritto alla salute e al mente attraverso lo strumento del risarcimento del danno.