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Costituzione formale e materiale


Normativisti e istituzionalisti hanno proposto due visioni differenti del concetto di costituzione.
I normativisti identificano la costituzione con il documento costituzionale. I normativisti considerano il diritto un sistema politico piramidale che, al suo vertice, ha una norma fondamentale (la costituzione), in base alla quale si costruisce l’intero ordinamento. Da essa, infatti, scaturiscono tutte le altre fonti del diritto (primarie e secondarie). Secondo Kelsen, massimo esponente del normativismo, la costituzione vige solo se e in quanto vige (solo se vige nella realtà di fatto). La posizione kelseniana viene criticata dagli istituzionalisti, che la considerano tautologica.
Gli istituzionalisti, invece, considerano la costituzione sia come fattore ordinante del diritto, sia come diritto effettivo, applicato cioè al mondo pratico. Karl Schmitt, massimo esponente degli istituzionalisti, afferma infatti che la vera costituzione è la decisione fondamentale con cui il potere costituente determina, attorno a specifici valori e interessi (elementi concreti), la forma dell’unità politica di un ordinamento.
In sintesi, è possibile dire che i normativisti concepiscono la costituzione come un insieme di disposizioni di cui tenere conto a prescindere dalla loro applicazione pratica (costituzione formale), mentre gli istituzionalisti guardano alla costituzione come un insieme di norme applicate alla realtà concreta, dalle quali scaturisce pertanto l’ordinamento costituzionale (costituzione materiale).
La differenza tra costituzione materiale e costituzione formale può essere ricondotta alla distinzione tra costituzione (l’effettiva carta costituzionale) e l’ordinamento costituzionale (l’insieme di norme scritte e non, effettivamente vigenti, si pensi ad esempio alle fonti consuetudinarie o alle altre fonti fatto).
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