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Crumiraggio tecnologico all’estero


Nel diritto, il termine crumiraggio indica la condotta di chi rifiuta di prendere parte a un’astensione collettiva dal lavoro (sciopero) e talvolta sceglie persino di sostituire i colleghi inadempienti. Questa fattispecie giuridica ha acquisito particolare rilevanza negli ultimi anni, a causa dello sviluppo sempre più travolgente del lavoro sul web.
La digitalizzazione ha reso sempre più dinamico il mercato del lavoro, cosicché oggi il diritto tipico del lavoro risulta talvolta arretrato e inadatto a descrivere le realtà impiegatizie.
Il lavoro sul web ha determinato la nascita di una nuova forma di crumiraggio, detta appunto «crumiraggio tecnologico». Sin dalla sua rilevazione, i giuristi si sono interrogati sulla liceità della fattispecie e hanno cercato di porre dei limiti all’esercizio della suddetta prerogativa.
Tale implementazione ha riguardato non solo il diritto italiano, bensì anche quello internazionale e comunitario (diritto dell’Unione Europea).

A livello europeo, il crumiraggio tecnologico è stato oggetto di numerose sentenze che, le quali hanno affermato posizioni molto simili a quella assunta dai tribunali italiani.
In Spagna, il crumiraggio tecnologico è considerato una forma lecita di opposizione nel conflitto fra datore di lavoro e lavoratori. Tuttavia è vietato il crumiraggio esterno, cioè realizzato tramite strumenti acquisiti appositamente per far fronte all’astensione dei lavoratori. Il Tribunale costituzionale ha stabilito che il crumiraggio tecnologico è legittimo solo quando, al contrario, è realizzato tramite apparecchiature già esistenti in azienda.
La giurisprudenza lavoristica francese, invece, non si è ancora espressa sul crumiraggio tecnologico. Essa, comunque, ha riconosciuto una serie di garanzie a favore dei lavoratori digitali, in particolare la possibilità di promuovere rivendicazioni professionali tramite l’astensione collettiva dal lavoro. I conflitti fra le parti del rapporto non possono dar vita a un inadempimento né costituire motivo di recesso, come stabilito dallo stesso Codice del lavoro.
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