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Criteri di risoluzione delle antinomie normative


L’ordinamento giuridico deve necessariamente essere coerente, non deve, cioè, contenere regole che entrino in contrapposizione. Nel caso in cui esistano due norme in contrasto tra loro, il giurista ha il compito di comprendere quale delle due suddette norme è valida e quale non lo è. Per stabilire la maggiore validità di una norma rispetto a un’altra, il giurista ricorre ai cosiddetti criteri di risoluzione delle antinomie normative. Tali criteri sono tre: il criterio cronologico; il criterio gerarchico e il criterio della competenza. Come già visto, il criterio gerarchico attiene alle fonti del diritto e il criterio di competenza consente di definire le materie giuridiche di competenza di determinate fonti.
Il criterio cronologico regola la successione degli atti normativi nel tempo. Esso, infatti, studia le norme in base al momento in cui esse sono state emanate. Per comprendere il valore del criterio cronologico bisogna approfondire il tema della disposizione temporale secondo cui sono state emanate determinate norme. Tale concetto è definito nell’articolo 11 delle preleggi, il quale recita: la legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo (l’effetto retroattivo è il principio secondo cui una legge ha efficacia a partire da un tempo anteriore alla sua promulgazione). Il criterio cronologico implica due conseguenze:
- i rapporti giuridici stipulati prima della promulgazione di una legge che potrebbe modificarne la struttura saranno disciplinati comunque dalle norme vigenti al momento della loro stipulazione. Consideriamo, ad esempio, una procedura contrattuale destinata a perdurare quattro anni. Se, nel corso di questo lasso di tempo, le leggi contrattuali dovessero cambiare, il processo sarà gestito seguendo le norme vigenti al momento in cui il contratto è stato stipulato. Tale principio è definito «irretroattività»: ogni rapporto legale deve essere disciplinato sulla base delle norme vigenti al momento in cui esso ha avuto inizio. In sintesi, è possibile dire che, sulla base del criterio cronologico, i rapporti pendenti sono gestiti tramite le leggi definite nel momento della loro stipulazione;
- le nuove leggi, altresì, risponderanno alle norme attuali. Consideriamo, ad esempio, il caso in cui un legislatore modifichi determinate norme che riguardano la scuola: a partire da questo momento verranno seguite le nuove norme; in questo modo si genera una riforma legislativa.
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