Mongo95 di Mongo95
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Può accadere che le norme entrino in contrasto tra di loro, cioè esprimano significati incompatibili. Si tratta di antinomia. Il problema deve essere risolto dall’interprete, facendo affidamento a diversi criteri:
 Criterio cronologico
In caso di conflitto tra norme di stesso grado gerarchico e stesso settore di competenza. Si procede con l’applicazione soltanto della norma più recente, con la conseguente abrogazione di quella più vecchia. Ciò non significa che essa scompare, ma viene delimitata la sua efficacia temporale. Vale quindi soltanto per i casi sorti durante il periodo in cui era in vigore. Questo avviene perché le norme giuridiche non hanno, in genere, effetto retroattivo, ma dispongono solamente per l’avvenire. Il principio di irretroattività degli atti normativi è previsto dall’articolo 11 delle Preleggi. Non è recepito dalla Costituzione, che vieta la retroattività soltanto in caso di norme penali incriminatrici, articolo 25 comma 2. Tale principio può subire una deroga dalle singole leggi in base alla volontà del legislatore. L’abrogazione avviene:

1. Espressa: la nuova legge, nel suo articolo finale, individua e abroga espressamente la precedente
2. Tacita: le nuove disposizioni diventano incompatibili con quelle precedenti, quindi si va ad applicare la più recente
3. Implicita: il legislatore disciplina interamente una materia già regolata da una legge precedente
 Criterio gerarchico
Le fonti non sono poste tutte sullo stesso grado della scala gerarchica (tra parentesi su che cosa hanno competenza):
1. Principi fondamentali della Costituzione
2. Fonti costituzionali (La Costituzione e le leggi costituzionali. Possono in parte essere modificate tramite processo di revisione costituzionale)
3. Fonti primarie (Leggi statali e atti aventi forza di legge, cioè decreti legge e decreti legislativi)
4. Fonti secondarie (Regolamenti governativi ministeriali e interministeriali)
5. Fonti consuetudinarie (le consuetudini)
È possibile che ci sia l’influenza da fonti esterne all’ordinamento giuridico, come per esempio da parte del diritto comunitario.
Quando una norma prodotta da una fonte inferiore entra in conflitto di compatibilità con una norma prodotta da una fonte di livello superiore, la prima è invalida. In ogni caso essa produce comunque effetti finchè non viene formalmente dichiarata invalida. Da un giudice della Corte costituzionale, nel caso di leggi incompatibili con la Costituzione. Da un giudice amministrativo, nel caso di leggi incompatibili con norme prodotte da fonti primarie. Da un giudice ordinario (civile), nel caso di di leggi incompatibili con regolamenti governativi. Nei primi due casi, al momento dell’annullamento la norma scompare dall’ordinamento giuridico con effetto retroattivo. Nell’ultimo caso viene solamente disapplicata dall’ordinamento.
L’abrogazione quindi:
1. Segue un criterio cronologico
2. È un fenomeno fisiologico, naturale, dell’ordinamento. Non è possibile immaginare leggi che mantengano per sempre la loro durata
3. Opera ex nunc, cioè ha valore “da ora” per il futuro. Per il passato vale la vecchia legge
4. Ha effetto erga omnes (valere nei confronti di tutti, se espressamente lo dice il legislatore) oppure inter partes (dipende da interpretazione, vale tra le parti del processo).
L’annullamento invece:
1. Segue un criterio gerarchico
2. È un fenomeno patologico dell’ordinamento. Non può esistere una norma in contrasto con una originata da una fonte di livello superiore.
3. Opera ex tunc, cioè la norma in contrasto scompare “da allora”, retroattivamente, come se non fosse mai esistita
4. Ha effetto erga omnes; vincola tutti e sempre.
Il criterio gerarchico prevale sempre su quello cronologico. Una norma precedente di grado superiore non potrà mai essere abrogata da una norma posteriore di grado inferiore. Sarà quest’ultima a venire eliminata.
 Criterio di competenza
In caso di conflitto tra regole poste da due fonti di uguale grado gerarchico, prevale la regola posta dalla fonte competente. È un criterio che presuppone l’esistenza di fonti di grado superiore che prevedono in quali materie è competente una determinata fonte. L’ordinamento giuridico è quindi suddiviso in settori. Il criterio di competenza non è quindi autonomo dalla gerarchia delle fonti. Ne è invece un’applicazione, perché la competenza viene sempre attribuita da una fonte superiore.
L’articolo 117 della Costituzione prevede che lo Stato ha legislazione esclusiva solo su alcune materie. Poi esistono alcune materie di legislazione concorrente, per le quali la potestà legislativa spetta anche alle regioni, per quanto riguarda il dettaglio della norma. Lo Stato determina soltanto i principi fondamentali guida. La Regione ha invece completa potestà nelle materie non espressamente elencate in quelle esclusive dello Stato. Quindi la legge statale è in un rapporto di competenza con la legge regionale. Una eventuale legge regionale che entra in conflitto di competenza con la legge statale viene annullata dalla Corte Costituzionale. In questa sede lo Stato impugna la legge che sfida che le competenze, ma la stessa azione può essere portata avanti da una regione, quando una legge statale invade il suo campo di competenza.
L’articolo 117 può essere applicato solamente a regioni a statuto ordinario. Per quanto riguarda le regioni a statuto speciale (Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Sicilia, Sardegna, Friuli Venezia Giulia) si applica appunto lo Statuto Speciale (es. lo Statuto d’Autonomia), che è allo stesso livello di una fonte costituzionale, con competenza specializzata. Infatti, se non lo fosse, si dovrebbe applicare il Titolo V della Costituzione, proprio per principio gerarchico.

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