La Corte costituzionale


La Costituzione italiana, come quasi tutte le Costituzioni moderne, è rigida ed è la suprema fonte del nostro ordinamento. Ciò significa che la Costituzione può essere modificata solo tramite una complessa procedura e che, in base al principio della gerarchia delle fonti, i principi costituzionali in essa contenuti devono essere assolutamente rispettati da tutte le altre fonti (leggi, decreti, regolamenti ecc.)
, perché rappresentano le fondamenta sulle quali viene costruito l'intero ordinamento giuridico.
Tuttavia, nella realtà può accadere che uno degli organi che hanno il compito di emanare leggi (Parlamento o Regioni) oppure atti aventi forza di legge (Governo) emanino atti contrari ai principi costituzionali.

Così ad esempio, poiché l'art. 21 della Costituzione stabilisce che <<tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione>>, sarebbe in contrasto con la Costituzione una legge che impedisse agli editori di pubblicare libri in materia di politica e di ecologia. Oppure poiché l'art. 3 della Costituzione stabilisce che <<tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua>>, in Italia sarebbe il contrasto con la Costituzione una legge in materia di lavoro che prevedesse retribuzioni differenti per i cittadini maschi, rispetto alle donne.

Per assicurare l'effettiva osservanza dei principi costituzionali, la stessa Costituzione ha previsto un organo, la Corte Costituzionale, il cui compito fondamentale è proprio quello di <<giudicare sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni>> (art. 134 Cost.).
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