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Convenzione di Vienna - Articoli 31, 32 e 33


La Convenzione di Vienna dedica tre articoli (31, 32 e 33) all’interpretazione degli accordi internazionali, di cui il 31 e il 32 sono considerati disposizioni che codificano il diritto consuetudinario relativo all’interpretazione. L’art. 31 contiene tutti i principi generali di interpretazione degli accordi; l’art. 32 prevede che per fornire l’interpretazione più conforme sia possibile servirsi dei mezzi complementari di interpretazione degli accordi, con particolare riferimento ai lavori preparatori e alle circostanze nelle quali il trattato è stato concluso. È possibile ricorrere all’uso di questi mezzi quando l’applicazione dell’art. 31 «lascia il senso ambiguo o oscuro oppure conduce a un risultato manifestamente assurdo e irragionevole». L’art. 33, infine, disciplina l’interpretazione dei trattati autenticati in due o più lingue, stabilendo che, salva diversa disposizione delle parti, il testo del trattato fa fede in ciascuna delle lingue in cui è stato redatto.
In generale, lo scopo dell’interpretazione di fonti pattizie e consuetudinario è duplice: da un lato è quello di accertarne il contenuto e la sfera di applicazione; dall’altro quello di valutarne l’applicabilità a fattispecie concrete. Quasi sempre, dunque, l’interpretazione e la rilevazione di una regola giuridica coincidono.
Anche l’interpretazione di una norma consuetudinaria segue i criteri di interpretazione critico-testuale enucleati dalla Convenzione di Vienna: essi vanno applicati ai numerosi elementi scritti che concernono la consuetudini come, ad esempio, la corrispondenza diplomatica tra più stati, risoluzioni di organizzazioni internazionali, atti redatti nell’ambito di conferenze diplomatiche.
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