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Conseguenze giuridiche della conversione di Costantino



Ancora oggi ci si chiede se Costantino si sia effettivamente convertito per credenza (in quanto il padre era monoteista) oppure se, capendo la forza di questa religione, abbia deciso di usarla a suo favore, manipolandola. 
Dal 314 egli convocò infatti vari concili, inserendosi da subito nelle questioni religiose Es.
fu il “Concilio di Micea”: qui l’imperatore fece un discorso iniziale (comparandosi ad Adamo, come suo successore).
Egli si fece battezzare in punto di morte, per non andare all’inferno, ma anche per non confessarsi (quindi svelare i propri peccati con la confessione) con i sacerdoti in vita.
Con Costantino si cominciano a precostituire delle piste privilegiate che cambiano funditus dell’avventura cristiana, ma che cambiano anche radicalmente il rapporto con l’Impero (che fino ad allora, in base al linguaggio di San Giovanni, veniva chiamato “la bestia”). 
In tale periodo la Chiesa si riorganizza anche sulla base delle fonti (si dibatte sul dogma che si sta formando): c’è in questo momento la formazione del patrimonio dottrinale cristiano. 
I cristiani iniziano a darsi delle norme: canones fidei, canones morum, canones disciplinares.

Nel 380 c’è l’editto di Teodosio che cambia la prospettiva: se nel 313 il cristianesimo è collegium dicitus (è comparato a tutte le altre religioni), nel 380 si dice che l’unica religione dell’Impero è il cristianesimo. Inizia così la persecuzione del paganesimo e dell’eretico (colui che pur battezzato, ha tradito il messaggio). 
Con tale editto vige l’alleanza tra trono e altare (tra religione e Impero) l’Impero contava sull’appoggio della Chiesa e per questa ragione il primo si è iniziato ad impegnare per evitare il conflitto interno alla Chiesa. Ma in che modo? Attraverso la subordinazione dell’ortodossia al potere politico.
Ritornando al tema dei “Concili” (riunioni di vescovi): questi furono molto importanti inizialmente, perché dettarono le prime norme.