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La Chiesa come istituzione giuridica

Dopo una lunga fase di persecuzioni e di vita clandestina, nel IV secolo il cristianesimo ottenne un primo riconoscimento da parte delle autorità imperiali romane, divenendo, nel giro di poco più di un secolo, la religione ufficiale dell'Impero, posizione consolidata nel 313 grazie all’editto di Milano, mediante cui l’imperatore Costantino concesse ai cristiani libertà di culto. Fu però Teodosio I, mediante la promulgazione di una serie di decreti imperiali, ad elevare il cristianesimo a religione ufficiale dell'Impero. Ciò diede vita a un fiorente periodo caratterizzato da una coesa alleanza tra papato e impero. In questo ambito, i vescovi emersero come autorità locali dotate di una sorta di rappresentanza sui fedeli-residenti dei territori di competenza. Benché riconosciuta ufficialmente dall'Impero, la religione cristiana presentava aspetti conflittuali con la cultura giuridica romana. Diversi valori evangelici, come l’indissolubilità del matrimonio e il rifiuto della vendetta, si ponevano in aperta antitesi con convinzioni millenarie consolidate in consuetudini popolari e norme sovrane. La legislazione imperiale, da Teodosio II a Giustiniano, finì tuttavia col recepire progressivamente una parte rilevante di quei valori, prestando particolare attenzione a che non scardinassero gli assi portanti dell'autorità imperiale. L’assorbimento della sensibilità cristiana nella legislazione giustinianea non riguardò però ogni aspetto della vita sociale e culturale: ne è un esempio l’istituto del divorzio che, pur essendo in palese contrasto con l’indissolubilità del matrimonio cristiano, continuò a mantenere la propria legittimità. Agli uomini e alle istituzioni della Chiesa era altresì concessa una serie di privilegi, come ad esempio il «privilegium fori», sulla base del quale gli ecclesiastici potevano essere giudicati direttamente dal loro vescovo e «l’episcopalis audientia», conciliazione in forma privata che il vescovo poteva esperire per tutelare soggetti meritevoli di protezione (vedove, minori e poveri).
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