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Beneficium escussionis in età classica


Le garanzie personali dell'obbligazione sono caratterizzate, da sempre, da un conflitto plurisecolare fra la posizione del creditore, che mira ad ottenere la massima sicurezza del proprio credito, e quella di questi ultimi, che al contrario tendono a rendere la propria obbligazione sussidiaria rispetto a quella del debitore principale.
Nell'esperienza giuridica romana, questa dialettica fra posizioni e interessi contrastanti ha visto prevalere solitamente il creditore, anche se non sono mancati interventi legislativi volti a riequilibrare la situazione.
La trasformazione della fides da vincolo materiale a vincolo giuridico è stata attuata attraverso un percorso molto lungo, favorito dal graduale allentarsi dei robusti cardini su cui ruotava l'antica «face to face society», dove l'elemento fiduciario, considerato nella sua materialità, aveva un ruolo centrale nei rapporti di garanzia. La giuridificazione dei doveri di correttezza e lealtà, che prima erano sentiti come vincolanti di per se stessi, apparve sempre più necessaria e fu resa possibile da un intreccio di una serie di norme che potessero bilanciare gli interessi in gioco tra creditore e debitore. Il tentativo di concretizzare tale bilanciamento, che tuttavia propendeva quasi sempre a favore del creditore, si fondava principalmente su ragioni di equità e di garanzia. Quest’ultima era espressa mediante termini quali, ad esempio, «beneficium», sostantivo che rende l’idea del soccorso che, in via del tutto eccezionale, si vuole offrire a chi, altrimenti, verrebbe a trovarsi in una situazione eccessivamente onerosa e difficilmente risolvibile.
Proprio con questo obiettivo si svilupparono istituti di garanzia quale, ad esempio, il beneficium cedendarum actionum, in cui il soccorso al garante, come osserva Hasenbalg, è dovuto in base a ragioni di equità.
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